Augusto Grandi
TORINO
La peggior riduzione mensile dal 1993. Il calo del mercato italiano dell'auto registrato a novembre, con 138.352 immatricolazioni e una flessione del 29,46%, riflette la crisi finanziaria mondiale e le ripercussioni sull'economia mondiale. Ma i problemi del mercato italiano dell'auto arrivano da lontano, sin dall'inizio del 2008. Prima – sostiene Gian Primo Quagliano, direttore del Centro studi Promotor – per effetto dell'aumento del costo del denaro, delle difficoltà per ottenere credito al consumo, del rincaro dei carburanti e di una fallimentare politica degli incentivi alla rottamazione.
Poi per le difficoltà dell'economia italiana già nel secondo trimestre. E a fine settembre – ricorda Quagliano – le consegne dei primi 9 mesi evidenziavano un calo dell'11,3%. Quindi la crisi mondiale, e a ottobre le immatricolazioni sono diminuite del 18,9 percento. E ora il nuovo crollo di novembre che porta il totale delle immatricolazioni dall'inizio dell'anno a 2.018.587, in calo del 13,4%. Ma con prospettive tutt'altro che positive: Anfia e Unrae sottolineano che a novembre sono stati raccolti 140mila ordini (-29%) e negli 11 mesi i contratti sono stati circa 1,88 milioni, con una flessione del 18 percento.
«La nostra quota di mercato è buona, è il mercato che non è buono» ha commentato Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, di fronte a una situazione che vede il marchio Fiat in calo del 28,86%, la Lancia del 25,01% e l'Alfa Romeo del 31,29%. Nel complesso una flessione del 28,59% ma che, essendo inferiore a quella del mercato, consente al Lingotto di portare la propria quota al 31,3% con un incremento di 0,4 punti. «Il mercato si sta indebolendo – ha aggiunto Marchionne – e noi manteniamo la quota ma il numero di vetture vendute in Italia sta scendendo rapidamente». Va meglio in Francia, dove il gruppo Fiat ha aumentato le consegne del 9% in un mercato diminuito del 14 percento.
Servono dunque interventi a favore del settore. Li chiede Marchionne, per evitare che l'Europa sia penalizzata rispetto alla concorrenza Usa. E li chiede Salvatore Pistola, presidente dell'Unrae, per evitare che ci siano ripercussioni molto gravi sull'intera economia nazionale. D'altronde il Centro studi Polaris mette in guardia contro la possibilità che l'inizio del 2009 porti a una serie lunghissima di chiusure di aziende dell'indotto auto, penalizzate dal crollo degli ordini. Quagliano aggiunge che il 77,8% dei concessionari ritiene che, senza misure di sostegno alla domanda, non ci sarà una ripresa prima del 2010.
Anche perché la flessione è generale. I dati di novembre evidenziano un trend positivo solo per pochi marchi, dall'Audi (+16,39%) alla Dacia (+74,75%) e, su volumi ridotti, dalla Jaguar alla Subaru. Per il resto i dati di novembre sono negativi, con cali a due cifre per quasi tutti i marchi.
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