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Viaggio nei Village phone

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Giovedí 06 Novembre 2008

DI LUCA DELLO IACOVO
Sono 280 milioni le persone che usano un cellulare in Africa: la diffusione dei telefonini ha raggiunto il 30% della popolazione. E per i blogger è diventata un'opportunità da esplorare. Alcuni hanno sperimentato le mappe come strumenti di partecipazione democratica: in Kenya, durante il periodo elettorale, gli abitanti delle aree rurali e dei centri urbani hanno segnalato attraverso sms e fotografie episodi di corruzione e incidenti. Eric Hershman con il suo blog «White African» sta raccontando le imprese di chi prova nuovi strumenti per la condivisione e la discussione online, come l'aggregatore di blog Afrigator e lo YouTube sudafricano Zoopy. «Più che la tecnologia, conta la possibilità di collaborazione e di mobilitazione dell'opinione pubblica. Sono attività a basso costo, ma richiedono un considerevole impiego di tempo» osserva Giacomo Rambaldi, responsabile del Centro per la cooperazione agricola e rurale (Cta).
Ma il "laboratorio Africa" riguarda anche le modalità d'uso dei telefonini: in Uganda e in Rwanda sono partiti i programmi «Village phone» della Grameen bank fondata da Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace. Gli abitanti dei villaggi rurali utilizzano un singolo cellulare per telefonare e per gestire microprestiti, attraverso sistemi che fanno uso del traffico telefonico come credito bancario. Nel continente dove le infrastrutture sono spesso carenti, l'adozione di fonti energetiche pulite può compensare l'assenza di elettricità: in Namibia, per esempio, Motorola ha sperimentato stazioni radio base che possono essere alimentate con fonti rinnovabili (energia solare e vento). Si tratta, quindi, di nodi di un network di telecomunicazione in grado di funzionare autonomamente senza l'allacciamento alla rete elettrica. Dal Marocco al Botswana, il continente africano si rivela una miniera per la creatività, dove il designer della Nokia Jan Chipchase viaggia periodicamente in cerca d'ispirazione per i nuovi modelli. E se da un lato Microsoft ha lanciato il programma «Connect Africa» per favorire la collaborazione tecnologica tra organizzazioni non governative, dall'altro Google ha ospitato nella sede di Mountain View il Barcamp Africa, un'occasione che ha riunito alcuni protagonisti del web 2.0 nel continente.
Progetti economici, umanitari, culturali: la diffusione dei cellulari tra la popolazione negli ultimi anni è stata una chiave di successo. E in molte nazioni sono partite iniziative adattate alle specifiche esigenze locali. Anche in contesti difficili, segnati dalla povertà e da gravi carenze nelle strutture sanitarie. Sembrava una scommessa quella di due giovani sudafricani, Brian Richardson e Charles Rowlinson, che tre anni fa hanno lanciato un servizio per trasferire denaro, pagare le bollette e comprare credito telefonico. Adesso Wizzit, questo il nome della loro iniziativa, ha 300mila clienti e conta su una rete di 2mila "Wizzikids": si tratta di persone che ne promuovono l'adozione nelle aree rurali, guadagnando una percentuale per ogni nuovo cliente e, inoltre, una cifra annuale sul traffico degli utenti.
Nello Zambia l'aspettativa di vita è di 38 anni (meno della metà rispetto all'Italia) e il 16% della popolazione adulta ha contratto l'Hiv: eppure in pochi anni Celpay, un servizio per trasferire denaro attraverso i telefonini, è riuscito a raggiungere un giro d'affari pari al 5% del prodotto interno lordo nazionale. Arrivando in aree rurali lontane dai grandi centri abitati. Celpay ora cresce rapidamente anche nella Repubblica democratica del Congo, una nazione uscita dalla guerra civile più sanguinosa degli anni Novanta. Nello Zimbabwe l'inflazione è ormai arrivata a un tasso del 2 milioni per cento (non è un errore di stampa): nelle città e nelle campagne mancano generi di prima necessità. Ma di recente quattro persone fuggite dallo Zimbabwe in Gran Bretagna hanno progettato Mukuru: è uno scaffale online che permette agli emigrati di acquistare beni alimentari e inviarli alle famiglie rimaste nella nazione guidata dal presidente Robert Mugabe.
Anche nell'area occidentale del continente sono partite iniziative di successo. Daniel Annerose ha pensato ai pescatori senegalesi: attraverso Manobi invia sms con informazioni sulle previsioni meteorologiche e sui prezzi aggiornati dei mercati. Manobi è utilizzato da 150mila persone. In Ghana, invece, una connessione a internet può costare dai 100 ai 2mila dollari mensili: sono tariffe elevate per un privato, ma accessibili per cooperative e istituzioni. Qui Mark Davies ha fondato un incubatore di aziende hitech in cui è nato TradeNet (si veda il box).
Un settore di frontiera è quello della sanità pubblica. In Burkina Faso il 90% della popolazione vive di agricoltura di sussistenza: analizzando le cause della mortalità infantile sulla rivista medica «Lancet», due ricercatori dell'Università di Aberdeen, Lucia D'Ambruoso e Peter Byass, hanno osservato che «un servizio gratuito per gli avvisi medici attraverso telefonia mobile ... potrebbe aiutare alcune delle famiglie più povere a comportarsi adeguatamente durante le emergenze mediche quando non è disponibile nessun'altra forma di assistenza sanitaria». E sono in fase di sperimentazione sistemi di monitoraggio della salute pubblica attraverso cellulari: da Episurveyor, progettato dall'Organizzazione mondiale della sanità, a InStedd di Google, l'iniziativa umanitaria seguita da Larry Brilliant, uno dei responsabili del programma di eradicazione del vaiolo.
  CONTINUA ...»

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