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Il valore del tempo lungo

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Giovedí 05 Marzo 2009


DI MAURO GAROFALO
«Il vento è ciò che chiamiamo progresso», diceva Walter Benjamin. Ci sono persone che anticipano i tempi, altre che costruiscono il futuro. Brian Eno – artista inglese, multiple name – è uno degli uomini che, nell'epoca del dominio dei network ad alto turnover (il Web) e della tecnologia in accelerazione, ha fatto del futuro il suo tempo. Ideando «suono puro», alla ricerca della sintesi tra uomo e ambiente.
Nel 1996, ha co-fondato la Long Now Foundation (Lnf), un'organizzazione nata per promuovere l'arte della lungimiranza, insieme a Daniel Hillis, inventore dei supercomputer Connection Machine, Kevin Kelly editore esecutivo di Wired, autore di «Out of Control» e Stewart Brand, scrittore che, per primo, nel 1974 utilizzò i termini «personal computer» e «computer hackers». Dal sito, www.longnow.org: «La Lnf vuole promuovere creativamente la responsabilità nel quadro dei prossimi 10mila anni. Per sottolineare questo orizzonte, il gruppo scrive gli anni utilizzando cinque cifre invece di quattro: 02009 invece di 2009».
Incontriamo Eno a Roma in occasione di Presentism, l'istallazione audiovisiva realizzata per Futuroma. Futuri e futurismi, dunque, perché chi anticipa il presente costruirà il futuro. Nella hall dell'albergo, beviamo tè liscio davanti al camino. «La prima volta che ho pensato al be here and long now vivevo a New York, una città che ha una filosofia small here and short now, dove le persone spendono due milioni di dollari per il design di interni del loro appartamento mentre fuori dalla porta di casa ci sono rifiuti e homeless people. Vivono dentro quelle quattro mura, ogni altra cosa è fuori dalla loro responsabilità. Questo è lo small here: quando dici "abito qui" e intendi lo spazio che puoi controllare».
«In Europa quando diciamo "Vivo qui" intendiamo in questo quartiere, le persone. Lo short now di New York prevede invece abitanti temporanei della città, tutti passano attraverso lo spazio urbano, non lo vivono: una sorta di nonluogo dove sei arrivato da tre mesi e dal quale dopo tre mesi riparti. Così, le persone non sentono un legame col proprio tempo. Questi due problemi, il localismo nel tempo e nello spazio, sono problemi di civiltà che infettano la civilizzazione. Quando abbiamo iniziato con la Lnf volevamo incoraggiare la gente a pensare in modo più lungo. Tutto nella nostra società ci incoraggia a pensare in termini brevi. Noi vogliamo controbilanciare».
Una funzione della tecnologia è stabilire legami inter-generazionali, così il Long now diviene Long Us: «Daniel Hillis ha un modo di dire, "La chiami tecnologia quando ancora non funziona!" Questa invece (indica la teiera fumante ndr.) non lo è più. Tecnologia è ciò che ha ancora dei problemi».
Problema in divenire e Storia, performance singola e tempi «tutte le tecnologie sono state ideate per ragioni storiche: il recording è stato inventato per catturare le performance, poi è stato inventato il modo di registrare il teatro/le immagini su pellicola. Quando c'è una tecnologia la gente riesce a fare cose che non aveva mai fatto prima: in questo senso, hai un'arte nuova. Con i cellulari, i social network, oggi abbiamo modi multipli di creare comunità umane. Credo che i nostri bambini ne sappiano molto più di noi, ed è naturale. Nascono in questo Tempo. Ci sarà un'enorme differenza fra comunità nate prima della Rete e community post-networking».
Nei media digitali, esiste il doppio problema della compatibilità dei linguaggi e della conservazione dei dati: «Se vuoi conservare qualcosa, la cosa migliore è che ti assicuri che si auto-conservi: un grande successo si conserva da solo. Così potrò fare sharing o acquistare mp3 di Elvis: tutto ciò che è hit, di qualunque tipo, si auto-replica. Come la Bibbia: non c'è bisogno di creare una società per proteggerla! Poi c'è la strategia opposta, rendere qualcosa così raro e prezioso che qualcuno vorrà proteggerlo per sempre. La prima è la strategia di Elvis, la seconda è la strategia Da Vinci: la "Monna Lisa" ha una bi-strategia in questo senso. I media digitali tendono alla strategia di Elvis. L'arte alla strategia Da Vinci, anzi alla Raffaello o Rembrandt strategy».
Tutto è movimento per Eno. Anche se «uno dei più grandi problemi con i software è che le possibilità si moltiplicano più densamente della rapidità d'apprendimento».
Una volta Eno ha detto: «All'accumulo (del Web) preferisco la selezione libera». Dove è oggi la creatività? «È ovunque – risponde il musicista – ed è sempre buona. Ma non produce sempre buoni risultati: l'attuale crisi finanziaria è un grande esempio di creatività che ha avuto un pessimo risultato. E mi piacerebbe ci fosse meno creatività nella progettazione di armi. In Inghilterra il 40% degli scienziati lavora nel settore della difesa».
È in uscita in questi giorni il libro «Il lungo presente, tempo e responsabilità» (Mattioli 1885, 16 euro) di Stewart Brand. Il tempo è asimmetrico, scrive Brand, possiamo vedere il passato ma non influenzarlo, possiamo influenzare il futuro ma non vederlo. A 71 anni, Brand lavora per costruire il futuro: «Siamo la prima generazione che influenza il clima del pianeta e l'ultima che sfuggirà alle sue conseguenze». Rischiamo un mondo in cui governerà chi rimane vicino al vertice della tecnologia.
  CONTINUA ...»

Giovedí 05 Marzo 2009
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