Capodanno storico per Bulgaria e Romania. Questa notte i due Paese ex comunisti non hanno festeggiato solo il Capodanno, ma anche l’ingresso a pieno titolo nell'Unione europea che si allarga da 25 a 27 Paesi membri. Da oggi, dunque, l’Unione europea conta quasi mezzo miliardo di abitanti. Grandi festeggiamenti sono stati organizzati a Sofia e a Bucarest che hanno salutato con grande entusiasmo l'arrivo del 2007, anche se i passi da compiere, come hanno sottolineato i rispettivi governi, sono costellati da riforme difficili e dolorose da attuare. A Sofia allo scoccare della mezzanotte sono volati in piazza Alexander Battenberg centinaia di palloncini con la scritta «Benvenuta Europa».
Il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, ha inviato un messaggio video alle due capitali: «Nel dare il benvenuto in famiglia a due nuovi membri - sottolinea Barroso - conoscendo le culture e le tradizioni posso dire che saremo più ricchi, i nostri legami e la nostra economia si rafforzerà». Complimenti sono giunti anche dal commissario Ue all'allargamento Olli Rehn: «Meritano i complimenti per le straordinare riforme tese a rafforzare la democrazia - dice Rehn - modernizzare i rispettivi Paesi, e rendere i loro sistemi giudiziari più efficienti e indipendenti».
Le due new entry nell’Unione hanno un percorso ancora pieno di difficoltà, sotto la stretta sorveglianza di Bruxelles sugli impegni assunti. L'Unione imporrà, infatti, sanzioni se venissero meno gli impegni sul fronte delle riforme degli apparati giudiziari, della gestione dei fondi comunitari e della sicurezza alimentare. I due Paesi balcanici sono i più poveri dell'Unione europea, con un prodotto interno lordo pro capite che non arriva a un terzo della media europea. Un esempio: pochi minuti prima del rintocco della mezzanotte la Bulgaria ha chiuso parte della sua unica centrale nucleare in ottemperanza alle norme di sicurezza fissate dall'Ue, pur dovendo sacrificare esportazioni energetiche redditizie.
Paesi in transizione, dunque, dove convivono due velocità. La Romania, per esempio, da un lato corre verso l'Europa, la Nato, l'occidente e i suoi beni di consumo, internet e il liberismo, mentre dall'altro, ha la popolazione nelle campagne della Bucovina, senza luce né acqua corrente, che si sposta con il carretto trainato dal cavallo e che non ha una percezione dell'Europa. Qui un lavoratore mette in tasca in media 250 euro al mese e dall'Europa si aspetta soprattutto la fine della corruzione che incancrenisce la vita economica del paese. Molti temono che l’adesione provochi una perdita del potere d'acquisto, che già adesso ha subito, nella percezione dei romeni, un'erosione notevole, a causa dell'aumento dei prezzi al consumo e delle ristrutturazioni. A Bucarest, infatti, il costo della vita si sta allineando su quello delle altre capitali dell'Europa centrale, sull'onda di una crescita economica del 7% nel 2006 e dell'inevitabile inflazione che ne consegue. Una crescita e un'inflazione alimentate da stipendi «rumeni» e prezzi «europei».