Pazienti che segnalano di essere trattati come pacchi postali, di subire lanci di scopettoni da parte di ausiliari o raccontano dell’infermiere di guardia che si riaddormenta in presenza del malato. Per non parlare, poi, degli errori nella pratica medica e diagnostica che, seppur in diminuzione, continuano a rappresentare la principale area di criticità della sanità italiana. Enormi difficoltà sono poi lamentate dai malati che decidono di intraprendere un viaggio della speranza a causa dei numerosi ostacoli che le Regioni frappongono alla possibilità di spostarsi. Non hanno più fortuna i malati cronici, portatori di handicap o di malattie, comunque, invalidanti che sono costretti a percorrere farraginose procedure burocratiche per vedersi riconosciuti diritti, anche di natura economica, previsti per legge. Sono questi, in sintesi, i nodi che emergono dalla decima edizione del Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato, presentata a Roma al ministero della Salute, alla presenza del ministro Livia Turco.
L’indagine, elaborata su un totale di 19.776 segnalazioni giunte nel corso del 2006, fotografa un rapporto cittadini-operatori che va incrinandosi e che, al di là del dato sulla malasanità, sui sospetti errori diagnostici e terapeutici, evidenzia come non si possa ricondurre la qualità del servizio solo a una questione di fondi.
Gli operatori. Primeggia il dato sui comportamenti degli operatori sanitari (13% delle segnalazioni, più 1,5 rispetto al 2005), trasversale e indipendente dalle aree specialistiche. Più di una segnalazione su due (51,2%) riguarda atteggiamenti poco graditi di operatori ospedalieri; una su 3 (29,9%) quelli di operatori di Asl, una su dieci (10,4%) di operatori di cliniche private e poco meno (8,5%) quelli di cliniche convenzionate.
Questi comportamenti sono posti in essere, in un caso su due (49,8%) da medici specialistici, seguiti, a molta distanza, dai medici di famiglia con l’8%, dal personale del pronto soccorso con il 6,4% e dai primari con il 5,5 per cento. Chiudono la speciale classifica le case farmaceutiche con il 4,1 per cento.
La disabilità. Al secondo posto tra i temi maggiormente ricorrenti è la disabilità (11%, +2,8 su 2005). Le segnalazioni relative all’invalidità e all’accompagnamento denunciano principalmente una difficoltà di accesso alle informazioni (38%), il mancato riconoscimento della condizione di handicap e quindi dei relativi benefici (19%) previsti dalla legge, oltre alle complesse procedure burocratiche per il riconoscimento che costringono persone disabili con ridotta o nulla mobilità a difficili spostamenti per le visite di controlo che potrebbero essere effettute, almeno nei casi più complessi, a domicilio. Il 42% delle segnalazioni in tema di handicap lamenta la difficoltà di ottenere o usufruire dei benefici previsti dalla legge 104/1992 anche quando è stata accertata la condizione di handicap grave. Il 18% lamenta che la sua richiesta di riconoscimento di disabilità non ha avuto esito positivo, mentre il 13% evidenzia difficoltà di accesso alle cure domiciliari e alla riabilitazione, l’11%, lunghi tempi di attesa e il 7% difficoltà nell’accesso alle informazioni. In loro sostegno, lo Stato (legge 80/2006 e Dpr 698/1994) prevede l’erogazione di alcuni benefici, economici e non, ma gli iter burocratici per accedervi sono farraginosi e lentissimi rispetto alle necessità.
I viaggi della speranza. Al terzo posto delle segnalazioni è la mobilità sanitaria (9 per cento). I viaggi della speranza si fanno per un intervento chirurgico (44,7%), per visite specialistiche (10%), terapie (6,9%), per raggiungere centri specializzati (6,6%) e per fare trapianti (4,9 per cento). Tra le lamentele dei malati la mancata assegnazione temporanea del medico di famiglia (32%), del pediatra di libera scelta (7%), il rifiuto delle prescrizioni diagnostico-specialistiche (10%), il rifiuto delle prescrizione di farmaci (9%) e l’impossibilità di ottenere prestazioni di assistenza domiciliare (6 per cento).
Le denunce. In diminuzione, infine, i casi di malpractice (20%, -5,7% su 2005), che nel 56,1% riguardano le donne. A denunciarli, nell’ultimo anno, è un cittadino su cinque. Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi (22 per cento). Gli errori si verificano prevalentemente nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%, al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente.