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Un milione di persone a piazza San Giovanni: «La famiglia
torni al centro della politica»

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12 maggio 2007

«Vogliamo fare della famiglia una causa nazionale e stabilire il principio che ognuno deve poter avere i figli che vuole senza che ciò si traduca in un abbassamento del tenore di vita»: ha spiegato così Savino Pezzotta, uno dei portavoce delle associazioni cattoliche promotrici del Family Day, le ragioni che sabato hanno portato in piazza San Giovanni a Roma più di un milione di persone. Pezzotta ha ringraziato i politici che oggi si sono fatti vedere a piazza San Giovanni, ma ha aggiunto: «A loro voglio ricordare che la nostra idea di famiglia è quella che si fonda sul principio di responsabilità. Rivendichiamo il diritto di sapere se chi governa è pronto a consolidare le dinamiche familiari e l'affettività che si incardinano nella responsabilità sociale».

Due modi diversi di pensare la famiglia in due piazze storiche: a San Giovanni le associazioni cattoliche per sostenere la famiglia tradizionale, a piazza Navona Radicali, Verdi e Sdi, con «Coraggio laico», hanno dato appuntamento a tutti quelli che volevano ricordare la vittoria nella battaglia per il divorzio del 12 maggio di 33 anni fa. Laici e cattolici ancora contrapposti come tre decenni fa. Una semplificazione che non è piaciuta promotori del Family Day, secondo cui anche tra loro i laici siano tanti. Ma le idee di società e famiglia portate in piazza sono state differenti.

«Famiglia come bene pubblico». A piazza San Giovanni sgabelli da campeggio, pranzo al sacco e idee chiare: i valori della famiglia, concepita ad immagine di quella di Nazareth, il no a riconoscere lo status di famiglia alle coppie omosessuali e qualche frecciata per il Governo, in particolare per i suoi esponenti cattolici. Un giro di piazza e qualche chiacchiera con chi, già da sabato mattina la presidiava, permette di sondare gli umori del popolo del Family Day. «Noi vogliamo bene alla nostra Costituzione e per questo vogliamo che la Repubblica Italiana si rimetta al centro il tema della famiglia dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico» ha aggiunto Pezzotta nel suo intervento finale al Family Day. «La famiglia sempre più diventa un bene e un affare pubblico che contribuisce a formare la coesione sociale e la qualità dello sviluppo, elementi senza i quali la Repubblica deperisce».

Non bisogna mai strumentalizzare la religione» ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi nel giorno del Family Day, intervenendo dai microfoni di «Radio24». Prodi che ha citato il Vangelo e John Kennedy ha ricordato una frase dell'ex presidente Usa «penso a una società che rispetti i principi cristiani, ma da presidente degli Stati Uniti obbedisco alla Costituzione e non al Papa o all'associazione delle Chiese protestanti». Prodi ha poi ricordato le parole del Vangelo: «date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. La modernità del critianesimo è proprio riuscire a separare Dio da Cesare».

La vignetta del «Manifesto». «Questa manifestazione è un segnale forte per questo Governo, che non ha una vera maggioranza» ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, lasciando piazza San Giovanni. «Il Governo oggi rappresenta solo una minoranza degli italiani - sottolinea Berlusconi - non ha vinto le elezioni, ma ha messo le mani su tutte le istituzioni e ora le mette anche sulla Rai. Un Governo che fa una politica contraria alle famiglie italiane». Berlusconi ha spiegato: «Fino a questa mattina ero titubante nel decidere di venire, perché non volevo che si potesse pensare a una strumentalizzazione della mia presenza a fini politici». A questo punto il leader di Forza Italia ha spiegato che il suo portavoce Paolo Bonaiuti gli ha fatto vedere la vignetta pubblicata in prima pagina dal «Manifesto».Il Cavaliere ha quindi alzato il quotidiano verso giornalisti e telecamere definendo «veramente inaccettabile» la vignetta e descrivendo il dialogo tra i personaggi disegnati: «Ci saranno un sacco di preti», afferma uno dei due; «dici che meglio che lasciamo a casa i bambini?», replica il secondo. «Questo - ha sottolineato Berlusconi - mi ha convinto assolutamente a partecipare, per dare la mia testimonianza, in un momento in cui ci sono preoccupanti voglie di limitare la libertá della Chiesa di esprimere i propri convincimenti».

A una domanda su come si trovino i cattolici nel centrosinistra, Berlusconi ha risposto: «Si trovano in contraddizione con se stessi perchè stanno con degli alleati come quelli dell'estrema sinistra». Il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini dice di «avere deciso di partecipare alla manifestazione del Family Day a San Giovanni soprattutto per esprimere solidarietà e rispetto a queste centinaia di migliaia di persone che sono qui per ribadire la centralità della famiglia». Persone che, ha sottolineato Fini, «sono state accusate di essere reazionarie, ottuse e al servizio del Papa re».

«Se non ci fosse stato l'Udeur e il ministro Fioroni avremmo consegnato questa magnifica piazza al centrodestra» è stato invece il commento del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che ha partecipato alla manifestazione assieme alla moglie Sandra Lonardo. «Da oggi - ha aggiunto il leader dell'Udeur - anche Prodi dovrà tener conto del fatto che ci vuole più impegno per la famiglia; lasciamo perdere i giudizi sul piano morale o religioso: si può essere buoni cattolici sia votando centrodestra che centrosinistra» ha inoltre detto il Guardasigilli in risposta alle parole di Berlusconi, secondo il quale i cattolici si trovano a disagio nel centrosinistra. «Oggi non nasce qui una nuova maggioranza politica, nasce una maggioranza a favore delle politiche della famiglia italiana».Tra i politici presenti il senatore a vita Andreotti che ha detto: «Io sono un nonno felice, la famiglia l'ho sperimentata ed é una cosa bellissima».

L'Italia laica. «Coraggio laico
», la manifestazione in risposta al Family Day di piazza San Giovanni si è svolta invece a Piazza Navona (il 12 maggio era anche il 33esimo anniversario del referendum sul divorzio). «La politica si occupi dei reati, di far rispettare lo Stato di diritto ma non sta a lei dare dei giudizi di valore» ha detto invece dal palco di una piazza Navona gremita Emma Bonino. Guardando la folla che riempiva la piazza Bonino ha aggiunto: «Dovevamo essere piccini, ma invece siamo tanti (le stime dicono 10mila). Questa è la piazza di tutti, la piazza di chi si sposa e di chi convive». «Siamo qui per rispettare i diritti di tutti perchè - conclude Bonino - non sta alla politica decidere del bene e del male, quelli sono fatti che attengono alla responsabilità di ognuno». «Ci vuole passione per difendere un valore importante, la laicità dello Stato, che è un valore universale» ha aggiunto il leader dello Sdi, Enrico Boselli, sottolineando l'importanza di far sentire «anche la voce di un'altra Italia, non solo quella di piazza San Giovanni, un'Italia laica che vuole difendere la libertà per tutti e considera tutte le famiglie uguali. Qui sono tutte benvenute, non solo quelle sposate».

Il segretario dei Ds, Piero Fassino, che non ha partecipato a nessuna delle due manifestazioni, ha lanciato un invito al dialogo: «Credo che bisogna evitare di contrapporre le due piazze ma di lavorare per farle incontrare».

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