L'abolizione dell'ergastolo? Un regalo alla criminalità organizzata e l'anticamera di una nuova cruenta guerra di mafia. Il no secco all'eliminazione del carcere a vita, prospettata nella bozza di riforma del codice penale, appena partorita dalla commissione ministeriale nominata dal Guardasigilli Clemente Mastella, viene dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che spara a zero sulla proposta. È un nuovo capitolo della lunga fase di incomprensione tra magistrati e politici.
La presa di posizione sul carcere a vita espressa dal magistrato, venerdì a Palermo per la presentazione di un report della fondazione Chinnici sull'economia illegale, è decisamente condivisa dal procuratore di Palermo Francesco Messineo, che giudica pericoloso persino «parlare di una simile possibilità». Una guerra di mafia di «proporzioni immani può avvenire se, ad esempio, si cominciano ad indebolire quelli che sono punti fermi della legislazione antimafia e si comincia a parlare di abolizione dell'ergastolo», ha detto senza mezzi termini Grasso. Il riferimento è, in particolare, ai boss corleonesi già condannati al carcere a vita. «Se qualcuno di loro dovesse tornare di nuovo in campo - ha aggiunto Grasso - certamente la situazione potrebbe cambiare».
Gli ha fatto eco Messineo che giudica l'ergastolo «l'unico deterrente efficace contro le cosche».«La sua abolizione - ha detto - comporterebbe, a scadenza più o meno ravvicinata, la scarcerazione di una serie di efferati criminali che tornerebbero in circolazione. Il solo fatto di parlarne - aggiunge - incoraggia chi non pensa di pentirsi perchè spera in una possibile soluzione futura dei suoi problemi giudiziari».