Terremoto politico e clima da notte dei lunghi coltelli nel Governo dopo che il gip di Milano Clementina Forleo ha trasmesso le trascrizioni delle telefonate che coinvolgono i vertici dei Ds ed altri esponenti politici del centrodestra nella vicenda Unipol-Bnl. Lo scontro più violento in atto è quello tra il ministro della Giusitizia, Clemente Mastella e il collega Antonio Di Pietro, ex pm a Milano durante l'inchiesta Mani Pulite. Il premier Romano Prodi è invece intervenuto domenica per esprimere solidarietà sia a Massimo D'Alema che a Piero Fassino. Il presidente del Consiglio ha telefonato, nel pomeriggio, al vicepremier e al segretario dei Ds.
Secondo Mastella con la richiesta dell'autorizzazione a procedere inoltrata da Forleo alla giunta parlamentare «sono state violate delle regole. E come ministro della Giustizia ho il dovere di intervenire». In una intervista al Corsera il guardasigilli lamenta innanzitutto il fatto che l'ordinanza sia stata diffusa dalla stampa «prima dell'arrivo in Parlamento». Sebbene dicendo questo si schieri contro il gip milanese, il ministro tiene a precisare di non avere «alcun interesse politico a fare questa battaglia». Per il guardasigilli «la signora Forleo si è comportata da pubblico ministero, si sostituisce al ruolo dell'inquirente, trasforma delle persone estranee ad ogni procedimento in soggetti privi di garanzie, con un danno di immagine difficilmente recuperabile».
Totalmente discorde Di Pietro, per il quale «si può non essere d'accordo con la Forleo, ma se si fissa il principio che il ministro può intervenire siamo all'attentato alla Costituzione». È fuori luogo e «abusivo che il ministro sindachi l'atto di un giudice - ha proseguito il leader dell'Italia dei Valori - e neppure quello di un pm, che può essere valutato solo da altri atti giudiziari. Così interviene a gamba tesa sull'indipendenza della magistratura e contraddice la separazione dei poteri». Di Pietro definisce quello di Mastella «solo un favore, forse non richiesto: un tentativo di ingraziarsi i Ds in vista di futuri scenari. Ma è un atto che danneggia la credibilità del governo». Per Di Pietro, il Parlamernto deve concedere l'utilizzo delle intercettazioni e l'Idv voterà a favore, altrimenti «su Fassino resterebbe un'ombra». Per il ministro, il segretario della Quercia «è stato tirato dentro, utilizzato, raggirato, non riesco a vederlo come un correo dei furbetti».