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Anno 2050: nel mondo 9 miliardi di abitanti

di Matteo Mohorovicich

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23 aprile 2007

Due miliardi e mezzo. Questa era la consistenza numerica della popolazione mondiale nel 1950. Ma sarà anche la crescita demografica dei prossimi 40 anni, quando la Terra raggiungerà i 9,2 miliardi di abitanti nel 2050 (per confronto, a luglio raggiungeremo i 6,7 miliardi).
Un'impennata che ingrossa le fila soprattutto degli ultrasessantenni, consegnandoci un pianeta popolato di vecchi. Gli "over 60" saliranno infatti fino a due miliardi (oltre il triplo rispetto al 2005), oltrepassando nel 2045 - per la prima volta nella Storia - il numero degli "under 15".
Le previsioni del «World Population Prospects: The 2006 Revision», pubblicate di recente dalla "Divisione popolazione" del dipartimento per gli Affari economici e sociali del l'Onu, parlano chiaro in proposito: il pianeta cresce, ma incanutisce. Europa in testa, che già nel 1995 ha registrato il sorpasso degli "over 60" sugli "under 15". Le ragioni del fenomeno? Per lo più, la diminuzione della fertilità, cioel numero di figli per donna, e l'innalzamento dell'aspettativa di vita.

Boom dei Paesi in via di sviluppo
Il ritmo annuo della crescita viaggerà al livello di circa 30 milioni di persone fino al 2050. Saranno le zone meno sviluppate (Asia, Africa e America latina) ad assorbire la quota maggiore dell'impennata, passando da 5,4 miliardi di abitanti del 2007 a 7,9 miliardi nel 2050. Un miliardo in più per Africa e Asia (con l'India che scalzerà la Cina dal trono di Paese più popoloso del mondo) e 200 milioni per l'America latina.
Gli abitanti delle aree più sviluppate (Europa, Nord America, Australia e Giappone) rimarranno invece fermi alla quota attuale di 1,2 miliardi, con un lieve calo solo per l'Europa: 664 milioni di residenti nel 2050, quasi 100 milioni in meno di oggi.
Le proiezioni ruotano sul l'ipotesi che il tasso di fertilità passi dagli attuali 2,55 bambini per donna ai 2,02 del 2050. Se però dovesse rimanere di mezzo punto sopra al valore medio (attorno a 2,5), la popolazione mondiale balzerebbe a 10,8 miliardi nel 2005. Al contrario, se si riducesse fino a 1,5, l'incremento si fermerebbe a 7,8 miliardi.
Considerando anche l'aumento della speranza di vita (dai 67,2 anni odierni ai 75,4 del 2050, con il Nord America in pole position grazie ai suoi 83,3 anni e il record mondiale del Giappone a 87,1, mentre lo Swaziland avrà la più bassa speranza a 53,9), l'invecchiamento della popolazione è inevitabile. L'età media del pianeta passerà dai 28 anni attuali ai 38,1 anni del 2050.

La "vecchia" Europa
Europei i più anziani: già oggi il "vecchio" continente ha un'età (38,9 anni) superiore a quella mondiale del 2050 e arriverà a 47,3 (40 nel resto del mondo, tranne l'Africa, che si fermerà a dieci anni in meno). I più vecchi ora sono i giapponesi (42,9 anni), ma nel 2050 li supereranno di poco i cinesi di Macao, con i loro 55,5 anni.
L'Europa, tuttavia, è vecchia anche perché gli anziani hanno superato i giovani da oltre 10 anni, nel 1995. A metà di questo secolo gli "over 60" saranno più del doppio degli "under 15" (229 milioni contro 97) e saranno l'unica fetta di popolazione che cresce, fino a raggiungere il 35% del totale. In Nord America, invece, gli ultrasessantenni saranno più di bambini e ragazzi nel 2015. In Asia e America latina il sorpasso avverrà intorno al 2040. Solo l'Africa manterrà una popolazione relativamente giovane, con un numero di "over 60" inferiore agli "under 15" (207 milioni contro 559 nel 2050).
Anche se i più anziani vivono nelle regioni più sviluppate, il 64% degli ultrasessantenni abita oggi nelle zone meno sviluppate del pianeta e la sfiorerà l'80% nel 2050, quando quasi un quarto della popolazione di Asia, America latina, Nord America e Oceania supererà i sessant'anni. Ma c'è anche un invecchiamento... nell'invecchiamento: quello degli "over 80", che balzeranno dagli attuali 88 milioni a 402, moltiplicandosi di sei volte in Africa, Asia e America latina.
Nel 2050 la popolazione di 46 Paesi (tutti di aree sviluppate: Italia, Germania, Giappone e molti Stati dell'ex Urss) risulterà abbassata rispetto al 2005. Il livello demografico, però, si manterrà più o meno costante grazie ai flussi migratori, che si calcola muoveranno, tra il 2040 e il 2050, 2,3 miliardi di persone dalle aree meno sviluppate a quelle più sviluppate. Solo dall'Asia si sposteranno 1,2 miliardi.
In termini di media annua, le maggiori destinazioni sono Usa (1,1 milioni), Canada (200mila), Germania (150mila), Italia (139mila) e Gran Bretagna (130mila). Le emigrazioni annue più consistenti provengono invece da Cina (329mila), Messico (306mila), India (241mila), Filippine (180mila) e Pakistan (167mila).

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