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Tensioni nel governo per lo scontro Mastella-Di Pietro

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22 ottobre 2007

Alta tensione nel governo. Alla vigilia dell'ennesima settimana decisiva per capire di più sulla sorte dell'esecutivo, con i primi voti al Senato sulla Finanziaria e il decreto di accompagnamento, va in scena un vero e proprio scontro tra Clemente Mastella e Antonio Di Pietro. Con l'ex pm di Milano che si spinge fino a chiedere al presidente del Consiglio di «valutare se sia opportuno» che il leader dell'Udeur coinvolto nell'inchiesta 'Why not' di Catanzaro resti al suo posto. E il ministro della Giustizia che, alla fine, gli fa lanciare la sfida dal suo «usciere», quello di Via Arenula: «Abbia il coraggio di non scaricare il problema sul presidente del Consiglio. Porti la sua richiesta in Parlamento, ma metta sul banco anche le sue dimissioni. Poi vediamo come va». La querelle tra Mastella e Di Pietro, l'ennesima tra i leader di Udeur e Idv, scoppia quando l'ex magistrato punta il dito sulla decisione del Guardasigilli di avviare un accertamento disciplinare contro il magistrato di Catanzaro Luigi De Magistris, fino a ieri titolare dell'indagine, poi avocata dal Procuratore generale. Una «furbata», per Di Pietro, che «potrebbe portare alla caduta del governo». Insinuazioni che non piacciono proprio a Mastella. Che a rispondere per le rime non ci pensa due volte, a margine dell'incontro con il Papa a Napoli: «Di Pietro non capisce di diritto, è un analfabeta della materia e se leggesse qualche libro eviterebbe le gaffe», spara Mastella, chiarendo che «avocazione non significa interruzione dell'inchiesta». E infine un'altra staffilata 'personalè: «Di sicuro io nondebbo rispondere di 100 milioni, nè della Mercedes».
Il duello va avanti. Stavolta tocca al ministro delle Infrastrutture, che prende carta e penna e, in una lunga nota, sottolinea che l'avocazione dell'inchiesta di Catanzaro costituisce un problema del governo nel suo insieme e del presidente del Consiglio in
particolare, più che del Guardasigilli. E per questo chiede a Prodi «una delicata assunzione di responsabilità specie con riferimento all'opportunità di permettere che in capo allo stesso soggetto possa mantenersi (in quanto ministro di Giustizia) nello stesso tempo il ruolo di titolare dell'azione disciplinare nei confronti dello stesso magistrato che lo ha sottoposto alle indagini». Insomma, Prodi decida se Mastella, indagato, possa restare al suo posto. E si apra una discussione «in Consiglio dei ministri e in Parlamento». «Non è scaricando contumelie ed insulti su di me - ribadisce Di Pietro - che il ministro della Giustizia può pensare di riuscire a sfuggire alla responsabilità politica di aver provocato, con la sua intempestiva ed inopportuna azione disciplinare nei confronti del magistrato De Magistris, un corto circuito politico giudiziario che ha provocato una caduta di credibilità delle istituzioni e che rischia di travolgere l'intero governo». Pier Ferdinando Casini cavalca la rabbia di Mastella, il quale ripete in una serie di interviste che non sarà lui a far cadere Prodi. Il leader dell'Udc gli chiede di «staccare la spina», aggiungendo che il governo non cadrà per una spallata di Berlusconi ma «perchè Veltroni si sente competitivo e vuole andare al voto». Parole che fanno scattare Dario Franceschini: «Casini cerca alibi. Accusare Veltroni e il Pd di pensare a elezioni anticipate - dice - non solo è privo di senso, ma è contraddetto dall'azione che stiamo facendo tutti dall'inizio della legislatura e anche in queste ore per dare stabilità al governo». Ma sul fatto che se cade il governo Prodi si vada a votare il consenso è bipartisan: da Mastella alla Bindi a Maroni e a Boselli tutti
sono d'accordo nell'escludere la prospettiva di un Esecutivo tecnico. Il segretario dello Sdi, in particolare, invita Prodi a verificare con urgenza «la possibilità di un nuovo programma e un nuovo governo». Altrimenti, «meglio andare alle elezioni anticipate».
Quanto al merito della vicenda Mastella ha commentato da Napoli de Magistris «mi ha iscritto scientemente nel registro degli indagati perché‚ sapeva che, iscrivendomi, gli veniva tolta l'inchiesta e diventava un eroe nazionale». Un comportamento, secondo il
Guardasigilli, che nasce dal fatto che «risultati reali fino ad ora, da quella inchiesta, non sono arrivati anche perch‚ la Cassazione ha in larghissima misura bocciato i suoi atti. «Probabilmente - è l'intenzione che attribuisce a de Magistris - voleva dare l'idea che è molto più facile esaltarsi nel dire 'mi hanno tolto la cosà». Quanto ai toni esasperati, il tritolo eccetera, - ha proseguito il ministro - quasi che qualcuno di noi o qualcuno legato a bande possa mandar tritolo, stesse tranquillo». «Non ho alcuna difficoltà: l'inchiesta vada avanti. Sono il primo a chiederlo - ha concluso Mastella - perché‚ voglio che questi schizzi di fango che mi sono stati gettati addosso mi vengano tolti». Su iniziativa del togato di Unicost Fabio Roja, la questione dell'avocazione sarà affrontata martedì da Palazzo dei Marescialli, unitamente agli sfoghi mediatici di de Magistris che potrebbero avere ricadute disciplinari. La vicenda dell'avocazione decisa dal Procuratore generale reggente di Catanzaro, Dolcino Favi, comunque, ha già destato la preoccupazione del presidente dell'Anm Giuseppe Gennaro. «Crediamo che fosse inopportuno farlo adesso: - ha sottolineato - siamo di fronte a uno sbocco imprevisto, che toglie l'inchiesta a chi la stava conducendo, dunque un epilogo piuttosto forte che ci lascia perplessi e che può essere un rischio per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura». «Se questa decisione sarà seguita in futuro da altri provvedimenti analoghi in casi analoghi - aggiunge - sicuramente sarà un problema,
perch‚ non credo che ci siano molti precedenti al riguardo» e conclude:«auspico che si rifletta un pò, perchè l'aria si fa irrespirabile. Occorre lo sforzo da parte di tutti per evitare situazioni ancora più incomprensibili alla collettività che assiste con sorpresa e
sgomento».

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