Il governo spagnolo sospetta che sia stata Al Qaeda, il gruppo terroristico guidato da Osama Bin Laden, ad aver organizzato l'attentato in Libano, costato la vita a sei militari spagnoli dell'Unifil. Fonti del ministero della Difesa hanno rivelato che nei giorni scorsi Fatah el Islam - gruppo di militanti sunniti legato ad Al Qaeda, che dal 20 maggio sta usando il campo profughi palestinese di Nahr el Bared per attacchi contro l'esercito libanese - aveva minacciato attentati contro le truppe della missione Onu. E' stata confermata anche la notizia che a saltare in aria sia stata un'autobomba, identificata in una Renault Rapid di colore bianco e con targa falsa, esplosa al passaggio della pattuglia spagnola. L'ipotesi di un ordigno comandato a distanza è così venuta meno.
Intanto, il ministro della Difesa di Madrid, José Antonio Alonso, è arrivato a Beirut per l'identificaizone dei corpi dei sei caschi blu e per organizzare il loro rimpatrio.
Le prime reazioni. Secondo il ministro degli esteri Massimo D'Alema, che ha espresso le sue condoglianze al suo collega spagnolo, Miguel Angel Moratinos, «l'attentato è stato un atto di ingiustificata violenza che colpisce forze di pace che erano sotto mandato dell'Onu con spirito di servizio, encomiabile impegno e consapevolezza dell'importante missione loro affidata dalla comunità internazionale».
Moratinos, nel frattempo, ha chiesto al governo iraniano una cooperazione per far luce sull'attentato, sottolineando a questo proposito «l'influenza della Repubblica islamica» nella regione. L'Iran è stretto alleato delle milizie sciite dell'Hezbollah (Partito di Dio)
libanese, che hanno una forte presenza militare nel sud del Libano.
Da parte sua, Mottaki «ha condannato l'attentato» e ha assicurato che «incaricherà l'ambasciatore iraniano a Beirut di compiere i massimi sforzi per appurare le
modalità e il movente di quanto accaduto, mantenendo consultazioni con l'ambasciatore spagnolo in Libano e con le parti libanesi».
L'impegno dei militari italiani in Libano. Sono 2.450 i militari italiani impegnati nella missione Unifil. Il nostro contingente, comandato dal 22 aprile dal generale Claudio Graziano, è il più numeroso tra quelli che partecipano alla missione. Maurizio Fioravante, invece, comanda il settore ovest di Unifil dove è schierato il contingente nazionale, su base della Brigata paracadutisti Folgore. Le sedi dei contingetni italiani si trovano enlla base Tibnin, mentre le unità di manovra e i supporto sono collocati nelle basi di Maraka, Zibqin e Chaama.
Una componente dell'Aviazione dell'Esercito (costituita da 53 militari), formata da 4 elicotteri AB 205 di stanza a Naqoura (sede del Comando Unifil), svolge compiti d'evacuazione sanitaria, ricognizione, ricerca e soccorso e collegamento tra Unifil e le unità operative dipendenti. Nell'ambito del contingente nazionale operano anche unità di Francia, Ghana, Qatar e Slovenia.