L'assetto economico e finanziario mondiale è «arcaico e non democratico»: per il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto all'XI Forum Economico Internazionale organizzato a San Pietroburgo dal ministero dell'economia di Mosca, serve un nuovo modello che tenga conto del crescente potere dei mercati emergenti. Fra i quali c'è proprio quello russo. Lo stesso sistema dei Gruppi di paesi, ha detto Putin a pochi giorni dalla chisura del G8, è obsoleto.
«Cinquant'anni fa - ha sottolineato il presidente russo - il 60% del reddito mondiale proveniva dagli stati membri del G7. Oggi, lo stesso 60% è prodotto da paesi che non fanno parte del G7». Le parole di Putin dono state rivolte a una platea di centinaia di imprenditori e politici di tutto il mondo intervenuti ai tre giorni del Forum. Alla tavola rotonda di ieri Putin ha incontrato anche Pascal Lamy, direttore generale del Wto, l'organizzazione mondiale del commercio di cui la Russia non è entrata ancora a far parte. E proprio in quest'occasione Putin ha lanciato l'idea di un equivalente eurasiatico del Wto, più moderno e capace di adeguarsi a un panorama mondiale diverso da quello tradizionale.
Ma questa non è stata l'unica proposta del presidente. Putin, infatti, ha anche auspicato che il rublo diventi uno strumento per diversificare il sistema monetario internazionale, e che la Russia venga promossa a nuovo centro finanziario internazionale.
Lo stesso ottimismo è stato espresso in altri momenti del Forum: per il ministro delle finanze Alexei Kudrin, nel giro dei prossimi tre-cinque anni la Russia potrebbe ottenere dei rating di investimento pari almeno a quelli dell'Italia e del Giappone e secondo il primo vice premier Sergei Ivanov «nel 2020 la Russia sarà una delle prime cinque economie mondiali e uno stato democratico basato sulla legge».
A queste dichiarazioni ha fatto eco una dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, per il quale il clima trovato a San Pietroburgo è «buono e
positivo: abbiamo già alle spalle risultati che forse gli altri non hanno raggiunto in questo periodo». E già entro il prossimo anno, secondo il ministro, il made in italy («dalla Fiat alle Ferrovie», ha specificato) potrebbe trovare in Russia interessanti opportunità.