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Sullo stop agli appalti Tav costruttori alla Corte Ue

di Marco Morino

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27 febbraio 2007


L'azzeramento dei contratti Tav assegnati nel '91 da Lorenzo Necci senza gara scatena l'ira dei costruttori. Itre consorzi guidati da Impregilo, Saipem (Eni) e Astaldi hanno deciso, salvo ripensamento del Governo, di ricorrere alla Corte europea di Giustizia e alla Corte Costituzionale contro la revoca delle concessioni per l'Alta velocità ferroviaria Milano Genova (Terzo valico), MilanoVerona e Verona Padova. Lo riferisce l'agenzia Il Sole 24 OreRadiocor citando fonti legali vicine ai general contractor. I tre consorzi hanno già aperto una procedura di arbitrato nei confronti della Tav contro la revoca delle vecchie concessioni.
Nel mirino dei general contractor c'è l'articolo 12del decreto Bersani sulle liberalizzazioni approvato il 25 gennaio scorso. «Siamo stufi — aveva detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro nel commentare la decisione — di vedere che a trattativa privata, alla consegna dell'opera chiavi in mano, questi signori facciano pagare 45 volte di più quello che hanno fatto pagare finora».
Le motivazioni del ricorso
Le imprese respingono gli addebiti. «I presupposti indicati a giustificazione delle revoche operate (maggiore economicità degli affidamenti, rispetto della normativa comunitaria e della concorrenza e minori tempi di realizzazione) sono profondamente errati »,sostengono le fonti interpellate da Il Sole 24 OreRadiocor; «I contratti sino ad oggi sottoscritti sono tutti stati attentamente valutati non solo da Tav ma anche da Italferr,società che cura la realizzazione di tutti gli investimenti ferroviari in Italia per conto di Rfi. Pertanto è quasi paradossale sostenere oggi da parte del Governo, che controlla le Ferrovie, che sono stati ritenuti congrui da parte delle Ferrovie prezzi in realtà eccessivamente elevati ».
«Sono altrettanto infondati — continuano i legali — sia il richiamo alle norme comunitarie che alla concorrenza. L'Antitrust ha già sottoposto a esame i contratti in questione chiudendo l'istruttoria senza rilevare alcuna violazione alle norme o ai principi sulla concorrenza. Anche la Commissione Ue ha esaminato gli affidamenti in parola, ma la procedura intrapresa non ha avuto alcun seguito dopo i chiarimenti resi dal Governo italiano e le modifiche introdotte ai contratti oggi revocati».
Infine i tempi di realizzazione. «È evidentemente non credibile che a seguito delle revoche i tempi di realizzazione saranno più brevi. Le tre opere non sono state ad oggi avviate solo per mancanza di finanziamenti e non certo per ritardi dei general contractor: ma se i finanziamenti non sono disponibili per i contratti revocati, continuano a non esserlo anche per iprevisti prossimi affidamenti». Tutto questo, a giudizio delle fonti,«aggrava la violazione dei principi costituzionali lesi dall'art. 12,che è andato a intervenire unilateralmente su rapporti contrattuali tra privati regolarmente formatisi e pienamente efficaci ».Da qui la decisione di impugnare il provvedimento di revoca. Per Vittorio Di Paola,vice presidente esecutivo di Astaldi, sulle concessioni della Tav è in gioco la credibilità internazionale del Paese: «Governo e Parlamento pongano rimedio alla situazione o si aprirà un lungo contenzioso, in sede nazionale ed europea»,afferma Di Paola. «Per Astaldi, poi, la situazione è paradossale — aggiunge il vice presidente del gruppo — avendo acquisito la partecipazione nel consorzio per la realizzazione della linea ad Alta velocità VeronaPadova attraverso Italstrade, società acquistata dallo Stato e pagata anche tenendo conto del valore di tale partecipazione,oggi azzerato per legge dal Governo».
La Torino-Lione
Intanto sulla TorinoLione il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, precisa che Prodi «ha chiesto di trovare delle soluzioni, non il megatunnel. E noi continueremo a farlo, magari accelerando» i lavori. Nei Verdi c'è piena consapevolezza che «bisogna potenziare la linea ferroviaria» italofrancese, aumentando il trasporto merci. In questo senso, per il ministro la soluzione è quella di «chiudere in tempi rapidi il lavoro di ricerca delle soluzioni dell'Osservatorio che il Governo ha avviato insieme ai Comuni della val di Susa per avviare i progetti, ed evitare che siano particolarmente impattanti e negativi».
Sull'Osservatorio arriva la richiesta della Regione Piemonte di aprire il tavolo politico istituzionale e l'Osservatorio tecnico sulla TorinoLione anche ai rappresentanti della Val Sangone. La sollecitazione giunge nel giorno di una nuova riunione della Conferenza dei servizi, a Torino, alla quale non hanno partecipato i rappresentanti della bassa val di Susa. «È giusto comprendere anche una rappresentanza istituzionale della Val Sangone — osserva l'assessore regionale Daniele Borioli —poiché si parla di alternative di tracciato che coinvolgono quei territori, altrimenti la discussione rischia di restare monca».

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