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Visco: «Possibile una riduzione delle tasse in tempi brevi»

di Nicoletta Cottone

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7 marzo 2007

Possibile una riduzione della pressione fiscale in tempi brevi. Lo ha detto il viceministro all’Economia Vincenzo Visco nel corso dell’audizione dinanzi alle commissioni Finanze e Bilancio della Camera sull’andamento delle entrate tributarie della Pubblica amministrazione. «È possibile una riduzione della pressione fiscale - dice Visco - iniziativa che io ritengo prioritaria, in tempi brevi a condizione che i tassi di crescita della spesa primaria corrente siano ridotti e determinino i risparmi necessari al raggiungimento degli obiettivi indicati nel patto di stabilità e crescita». Visco ha ricordato che siamo impegnati con l'Unione europea a migliorare l'indebitamento nel prossimo anno almeno dello 0,5 per cento. Il miglioramento del rapporto deficit-Pil raggiunto nel 2006 (2,4%, al netto di oneri straordinari), dice il viceministro, è interamente dovuto alle maggiori entrate erariali. Le maggiori entrate rispetto alle stime di settembre non dipendono solo dal bilancio dello Stato centrale, ma anche dagli enti locali. In valori assoluti la crescita delle entrate è stata pari a 37,7 miliardi di euro: 29 già inclusi nelle stime e 8,6 in aggiuntivi (3,5 miliardi sono dovuti a un aumento delle entrate lorde dello Stato, 2,5 miliardi derivano da minori rimborsi, compensazioni ed altre poste correttive e circa 2,6 miliardi sono attribuibili a maggiori entrate degli enti locali).
Il maggior gettito fiscale strutturale realizzato nel 2006 dovrebbe generarsi anche nel 2007. «Guardando al futuro - dice Visco - un maggior gettito strutturale rispetto a quanto considerato nella Finanziaria dovrebbe generarsi anche nel 2007, a condizione che quanto previsto dalla Finanziaria sia compiutamente approvato e realizzato». Visco ha anche aggiunto che «maggiori entrate potranno derivare anche da un tasso di crescita più elevato del previsto, sebbene questo rappresenti un miglioramento ciclico più che strutturale».
Secondo Visco, senza la crescita delle entrate (1,6% del Pil) «l'indebitamento sarebbe risultato in linea con le stime della Commissione Faini: 4,1% ossia il risultato del 2005. Infatti, nel 2006, la spesa è rimasta invariata in rapporto al Pil».
In particolare l’Ire è cresciuta del 6,4% e le ritenute da lavoro dipendente privato dell’8,8%, più del doppio del Pil nominale. Dato che si ritiene legato all’emersione del lavoro nero. L’Ires è cresciuta del 16,3%, l’Iva dell’8,8 per cento. «Anche se si depurano le entrate dei provvedimenti one-off presi dal Governo precedente - spiega Visco - il gettito erariale rimane molto più elevato di quanto era lecito attendersi in base alla crescita del Pil».

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