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Ibm: tagli in vista per 150mila addetti di Big Blue?

di Gianni Rusconi

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8 maggio 2007

La notizia del licenziamento di oltre 1.300 impiegati della divisione Global Services negli Stati Uniti, arrivata scherzi del destino nel giorno del "labour day", martedì 1 maggio, potrebbe essere solo l'inizio di una nuova imponente opera di ristrutturazione in casa Ibm. Non è tanto, sebbene comunque degna di nota, la sorte segnata di moltissimi addetti dell'assistenza tecnica e delle attività di supporto gestionale e finanziario a fare rumore - gli stessi portavoce della società di Armonk hanno commentato l'annuncio, senza confermare l'entità precisa dei tagli, con un sintomatico "non è una sorpresa" - quanto la possibile forbice che potrebbe calare su ulteriori 100.000 dipendenti, e cioè quasi un terzo dei 355.000 che compongono attualmente l'organico del gigante dell'informatica americano. Per ora tali voci rimangono nell'ambito delle indiscrezioni apparse su vari siti specializzati americani (come engadget o tgdaily) a cavallo dell'ultimo weekend ma perché, lecito e doveroso chiedersi sin d'ora, Big Blue sarebbe in procinto di mandare a casa così tante persone? Una spiegazione, logicamente non confermata dai diretti interessati, ovviamente c'è. E ha varie facce.
La prima. Ibm non è più dallo scorso gennaio l'azienda più grande del settore It per volumi di fatturato (91,4 miliardi di dollari il consolidato dell'esercizio fiscale 2006 contro i 91,7 miliardi iscritti a bilancio dalla Hewlett Packard) e nel primo trimestre di quest'anno la tendenza si è confermata, con la rivale californiana a segnare un netto distacco (25,1 miliardi di dollari contro 22) in termini di ricavi prodotti su scala globale. Va anche detto che i profitti della Ibm sono superiori a quelli di Hp (9,4 contro 6,2 miliardi il consuntivo 2006) ma l'aver perso lo scettro di regina dell'It ha un significato non indifferente.
La seconda. La necessità di ridurre i costi fissi legati alla forza lavoro non è un'impellenza manifestatasi negli ultimi temi e alla luce dei recenti risultati finanziari ma è un ritornello che in Ibm è noto almeno dal 2005. Nel giugno di due anni fa, infatti, i vertici della società annunciavano un piano di intervento sul personale che prevedeva il sacrificio di circa 13.000 persone (il 4% della forza lavoro complessiva) impiegate nella divisione Global Services in Europa con un risparmio sui costi previsto per l'anno successivo di circa un miliardo di dollari. Riorganizzazione pilotata, quindi, al fine di razionalizzare, anche con decentramenti operativi verso i Paesi dell'Est Europa, le attività di una divisione, quella dei servizi appunto, che contribuisce tutt'ora a circa la metà del business totale dell'ex fornitore numero uno in campo It.
La terza. L'effetto globalizzazione, sottoforma di risorse da attivare in aree a basso costo di manodopera (India e Cina in primo luogo), sarebbe alla base di una trasformazione epocale della struttura di Ibm, con forti ripercussioni sull'intera offerta della società per quanto riguarda i servizi It (per non parlare delle reazioni del mercato azionario, con il rischio di fortissime speculazioni sul titolo di Big Blue a Wall Street). I 100.000 addetti americani, e c'è chi parla addirittura di 150.000, che verrebbero tagliati sarebbero la messa in atto di un'operazione che, secondo fonti non ufficiali, avrebbe addirittura un nome di battesimo, Lean, e che potrebbe completarsi anche entro la fine di quest'anno.
Ma ridurre il proprio organico a quota 200 mila impiegati, per Ibm, non sarebbe forse un'ammissione di "impotenza" nei confronti di una rivale (Hp) che sviluppa un volume d'affari simile con "soli" 156 mila dipendenti a libro paga?
In attesa di conferme che potrebbero arrivare anche molto presto, Ibm ha per il momento reso noto di aver messo in vendita alla Hong Kong Stock Exchange 223 milioni di azioni Lenovo, e cioè circa un terzo della restante partecipazione azionaria (pari al 7,4%) che il colosso americano vantava nella multinazionale cinese a cui ha venduto nel 2005 (per 1,75 miliardi di dollari) la divisione dei personal computer. Una mossa che segue quella effettuata in febbraio, quando sul mercato finirono 300 milioni di azioni (che fruttarono a Big Blue circa 123 milioni di dollari), e che potrebbe anticipare di ben sei mesi, a novembre 2007, la concordata uscita definitiva di Ibm dal capitale del produttore asiatico. Che sia un ulteriore indizio di quanto descritto poco sopra?

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