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Toyota, superato il traguardo di un milione di auto ibride vendute

M.Cia

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8 giugno 2007

In 10 anni la Toyota ha superato, a fine maggio, il traguardo del primo milione di automobili ibride vendute in tutto il mondo da quando, nel 1997, è iniziata la commercializzazione della Toyota Prius in Giappone. Prius è stata la prima automobile ibrida prodotta di serie e, dopo il mercato giapponese, la sua commercializzazione è stata rapidamente estesa anche a quello statunitense e poi, nel 2000, in Europa.
Il primo milione di veicoli ibridi venduti da Toyota ha una valenza non solo in termini di puro record numerico. «È stato infatti calcolato - precisa la nota - che in dieci anni le vendite globali dei veicoli ibridi Toyota, dal 1997 al 30 aprile 2007, hanno fortemente contribuito alla riduzione delle emissioni di CO2, considerata uno degli agenti responsabili del riscaldamento del pianeta, con un risparmio di circa 3,5 milioni di tonnellate di CO2 emesse nell'atmosfera rispetto alle automobili di stessa classe, dimensioni e prestazioni, alimentate con motori tradizionali a benzina». Il prossimo obiettivo annunciato dalla casa giapponese è quello di arrivare a vendere 1 milione di automobili ibride entro i primi anni della prossima decade.
Come funziona la macchina ibrida
Nel 2003, Toyota ha lanciato la seconda generazione di Prius, equipaggiata con il Toyota Hybrid System II che abbina un motore a combustione interna ad alta efficienza ad un motore elettrico che in maniera sinergica alimentano l'automobile.

Infatti le vetture ibride come Toyota Prius e le Lexus (divisione di lusso della Casa nipponica) sono dotata di un sistema intelligente che sceglie quale motore usare: elettrico, benzina o entrambi e con quale ripartizione di potenza. A bassa velocità l'auto è spinta dal motore elettrico alimentato da batterie. Durante la guida normale opera quello a benzina mentre una parte della sua potenza è usata per azionare il generatore che a sua volta alimenta il propulsore elettrico e ricarica le batterie grazie a un innovativo circuito ad alta tensione. Nelle accelerazioni il benzina (un 1,5 litri da 57 KW) lavora in sinergia con quello elettrico (50 KW di potenza), capace di erogare, con andamento piatto da 0 a 1200 giri, una coppia di addirittura 400 Nm, un valore enorme simile a quello di un turbodiesel da super car. Il cambio non c'è: nei motori elettrici non serve e al suo posto i tecnici nipponici hanno messo un economico variatore elettrico. Invece, durante le frenate si recupera energia: il motore elettrico si trasforma in un alternatore ad alta capacità che ricarica le batterie speciali.

«Questa tecnologia - precisa la nota - ha garantito alla Prius un grande successo su tutti i mercati e ciò ha spinto Toyota ad applicarla sugli altri modelli della gamma, a partire dalle minivan, per arrivare ai SUV e alle berline alto di gamma, la cui commercializzazione copre attualmente Giappone, Nord America, e altri 40 mercati. E per supportare la crescente richiesta della clientela Toyota ha aperto dei nuovi siti produttivi dei suoi modelli ibridi in Cina e USA, con i rispettivi impianti di Changun e nel Kentucky attivi dal 2005 e dal 2006.

Il mito dell'idrogeno

L'architettura ibrida è competitiva a livello di emissioni complessive con le auto elettriche alimentate con celle a combustibili all'idrogeno e con quelle che bruciano questo gas in motori a combustione interna.

L'era dell'idrogeno - se mai arriverà - infatti è molto lontana e non rappresenta allo stato attuale delle cose una strada praticabile a breve termine. L'idrogeno, non è una fonte di energia bensì un vettore di energia, non esiste libero in natura e occorre spendere energia per produrlo, magari convertendo idrocarburi come il metano e liberando CO2 che va «confinata». Bisogna, poi, distribuirlo e comprimerlo nei serbatoi. Il tutto si riflettete in un bilancio energetico - dal pozzo alla ruota (from well to wheell) non è competitivo con un sistema elettrico-diesel. Infatti tra gli schemi ibridi quelli più promettenti sfruttano non un motore a ciclo otto ma un turbodiesel common rail che a parità di cilindrata rispetto un benzina emette meno CO2, esprime un rendimento maggiore e una grande coppia e una potenza

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