Per chiudere una delle più grandi istruttorie degli ultimi anni, il Collegio dell'Antitrust potrebbe fare gli straordinari e riunirsi eccezionalmente di sabato, il 4 agosto. Quel giorno, o quello precedente, sul tavolo ci saranno migliaia di pagine relative al procedimento A-357 aperto nel febbraio 2005 nei confronti di Tim, Vodafone e Wind per abuso di posizione dominante. Per Tim e Wind si avvicina una sanzione, mentre Vodafone è già uscita dall'istruttoria dopo aver assunto un impegno vincolante per l'apertura della propria rete agli operatori mobili virtuali (ha firmato accordi con Poste e Bt Italia).
L'istruttoria nasce dalla denuncia di Tele2 e di un altro gruppo di operatori di rete fissa. Due in origine i capi di accusa: abuso di posizione dominante collettiva per aver impedito a gestori di rete fissa l'accesso alle reti mobili e, nel mercato all'ingrosso dei servizi integrati fisso-mobile, l'applicazione di prezzi discriminatori a favore delle proprie divisioni commerciali.
Con l'uscita di Vodafone dall'istruttoria, il filone di indagine sull'abuso di posizione dominante collettiva dovrebbe essere di fatto caduto. Mentre per Tim e Wind resta in piedi il secondo capo d'accusa relativo ai prezzi della terminazione fisso-mobile. Dalle risultanze istruttorie è emerso un quadro piuttosto netto: ad esempio Tim avrebbe praticato a livello retail, ai suoi più preziosi clienti affari, una tariffa più bassa di oltre un terzo (per l'esattezza di 7 centesimi di euro) rispetto a quella stabilita dall'Autorità per la terminazione nel mercato all'ingrosso.
Un fenomeno di "price squeeze" (compressione dei prezzi) che rendeva impossibile per qualsiasi operatore del fisso competere sul mercato. Questo tipo di violazione, a quanto risulta, sarà accertata nelle conclusioni dell'Antitrust sia per Tim che per Wind. A entrambe le compagnie verrà poi imposto l'obbligo di non reiterare la condotta abusiva e, secondo le prime indicazioni ufficiose, dovrebbe essere irrogata una multa.
In base alla legge 287 del 1990, la sanzione può arrivare al 10% del fatturato, ma si profila in realtà un verdetto mite. Perché rispetto all'impianto originario il procedimento si è snellito, perché l'Autorità per le comunicazioni ha appena inviato all'Antitrust un parere (non vincolante) che sottolinea l'importanza di correggere questo tipo di anomalie attraverso la regolamentazione ex ante, e perché sia Tim che Wind potrebbero giocare in questi giorni come carta a sorpresa l'accordo con un operatore virtuale. In questo caso però, a differenza di quanto avvenuto per Vodafone, non si tratterebbe di «impegni vincolanti», per la cui presentazione i tempi sono ampiamente scaduti, ma di un semplice ravvedimento che potrebbe tuttalpiù ridimensionare il verdetto senza portare a una piena assoluzione.
Tim, in particolare, ha trattative già avviate da tempo con Tiscali. Ma la società guidata da Tommaso Pompei ha messo sul tavolo richieste molto ambiziose, consapevole che per l'operatore del gruppo Telecom il tempo stringe e si avvicina la sanzione dell'Authority per la concorrenza guidata da Antonio Catricalà.
Non basta, perché da quanto risulta, Tele2, dalla cui denuncia dell'aprile 2004 è partita l'istruttoria, è pronta a chiedere sia a Tim che a Wind una corposa transazione (si parla di almeno 100 milioni di euro) come condizione per rinunciare ad avviare una causa ordinaria per risarcimento danni.
