La ripresa italiana sta perdendo smalto. Le condizioni economiche generali rimangono favorevoli e in miglioramento. Ma la diffusione dei progressi si sta attenuando, mentre le condizioni di investimento sono drasticamente peggiorate. C'è minore ottimismo sulle prospettive a breve e medio termine e si attenuano le intenzioni di effettuare assunzioni.
Il quadro meno roseo è dipinto dalle imprese italiane ed è in sintonia con la produzione industriale piatta, il calo di fiducia manifestato dalle aziende manifatturiere, il rallentamento dell'export e la battuta d'arresto dei posti di lavoro. Contrasta, invece, con il balzo registrato da fatturato e ordini in maggio. Non è escluso che comincino a farsi sentire gli effetti dell'euro forte e del rialzo dei tassi, fattori però che non sembrano incidere sul dinamismo dell'economia tedesca, strutturalmente abituata a fronteggiare la rivalutazione del cambio. In ogni modo, i risultati dell'ultima indagine Il Sole 24 Ore-Banca d'Italia, condotta a giugno, sono ispirati a una maggiore cautela.
Lo scenario economico, infatti, è migliorato nei precedenti tre mesi per il 25,7% delle aziende, contro il 41,7% della rilevazione di marzo e in linea con il valore contenuto di dicembre, nel pieno delle polemiche sulla Finanziaria. È salita la quota di chi percepisce un deterioramento (al 14% dal 10,1% di marzo). Il calo dell'ottimismo è stato meno marcato nelle imprese maggiori, tra le quali il 38,9% segnala un miglioramento del quadro, nei servizi (28%) e al Nord-Est (27,3%), mentre è stato più marcato al Centro (21,5%). Sempre al Nord-Est le imprese assegnano la maggiore probabilità, tra quelle indicate dagli intervistati, a un ulteriore progresso nel corso dell'estate; al Centro e al Sud, invece, c'è più cautela.
La visione più incerta ha contagiato anche le aspettative sull'evoluzione dei mercati in cui sono direttamente attive le imprese italiane. Solo il 17,6% ora si attende un avanzamento (23,9% in marzo), con punte del 20,7% tra le grandi aziende, del 19,2% nel terziario e del 19% nel Nord-Est. Il pessimismo è invece più diffuso al Centro, dove le attese di deterioramento hanno superato quelle di progresso (16% contro 14,7%). Mentre i giudizi sui fattori che influenzano l'attività delle aziende sono distribuiti in modo abbastanza omogeneo tra settori, classi dimensionali e ripartizioni geografiche: l'andamento della domanda, interna ed estera (la seconda soprattutto nell'industria), svolge un ruolo positivo; mentre frenano i rincari delle materie prime e del costo del lavoro. Quasi che le aziende fiutassero il raggiungimento del punto più alto del ciclo espansivo, la quota di aziende che si attende nei prossimi tre anni un miglioramento dei mercati in cui opera è scesa al livello più basso da quando la domanda viene posta (46,3% dal 53,4% di marzo e livelli vicini al 60% nelle rilevazioni precedenti); l'ottimismo è più basso nel Nord-Est (38,7%).
Non a caso le condizioni di investimento appaiono decisamente più negative, tanto che le imprese che le percepiscono peggiorate superano ora quelle che le ritengono migliorate (16,3% contro 12,9%) per la prima volta dal marzo dell'anno scorso (se si eccettua l'anomalia di dicembre, reazione emotiva alla Finanziaria). Su questo aspetto il pessimismo è più diffuso nel Nord-Est, mentre in netta controtendenza sono le aziende meridionali, com'era accaduto anche nell'indagine di marzo, con una certa incoerenza rispetto alle altre risposte fornite dagli imprenditori del Mezzogiorno. Anche in questo caso le aziende più grandi vedono maggiori opportunità di investimento.
Nelle fasi più avanzate del ciclo l'occupazione continua a crescere (perché i più forti aumenti di produttività sono alle spalle) e infatti ancora il 30% delle aziende (35,1% in marzo) prevede i posti di lavoro in rialzo nei prossimi tre mesi, contro il 18,4% che li vede in ribasso (stesso livello di marzo). Con uguale ripartizione tra contratti a tempo indeterminato e contratti a termine. L'espansione maggiore è attesa nei servizi, mentre ci si attende stabilità nell'industria. Il saldo più alto è nel Nord-Est, quello minore è al Sud, dove le prospettive di riduzione superano addirittura quelle di incremento dell'occupazione.