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Bollette-truffa per 50 milioni

di Daniele Lepido

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16 marzo 2008

Numeri pericolosi. Dagli 899 ai satellitari con prefisso 00881, che gonfiano le bollette telefoniche (dai 2 ai 4 euro al minuto e, qualche volta, scatti alla risposta per 12,5 euro) e svuotano le tasche di utenti spesso inconsapevoli.
Sono i servizi "premium", termine politically correct che fa rima con cartomanzia, linee erotiche, chat, lotto. Da un lato il fronte legale dei servizi pubblicizzati su giornali e televisioni, con i costi (più o meno) in chiaro. Dall'altro il sottobosco delle truffe perpetrate grazie ai dialer, programmi che si installano sui computer di casa e reindirizzano la connessione dei vecchi modem su archi di numerazioni "scippate" a quelle stesse società che invece operano alla luce del sole. Ma anche "pirati telefonici" che manomettono fisicamente i box di Telecom Italia, sottraendo la linea agli utenti della zona e componendo numerazioni a sovrapprezzo a beneficio di società fantasma. Un business difficile da quantificare ma che, secondo alcuni esperti, nel 2007 avrebbe raggiunto una cifra più che ragguardevole: circa 50 milioni di euro le truffe, su fatturato complessivo di 500 milioni di euro. Quindi, la quota illegale sarebbe del 10 per cento.
Il fenomeno ha sfiorato in quest'ultimo periodo anche alcuni big delle telecomunicazioni, che a loro volta si sono dichiarati vittime: Eutelia, che fa capo alla famiglia Landi di Arezzo e quotata a Piazza Affari, oppure Elsacom, del gruppo Finmeccanica, anche quest'ultima sul listino milanese. E naturalmente Telecom Italia alla quale il 16 febbraio scorso l'Antitrust ha imposto il blocco del distacco delle linee degli utenti «che non pagano la fatturazione dei numeri satellitari Elsacom». Una misura cautelare confermata proprio in queste ore, per un'istruttoria che ha coinvolto «per pratiche commerciali scorrette» altre sette società: Globalstar Europe, Csinfo, la stessa Eutelia, Karupa, 10993 Srl, Teleunit e Voiceplus. Un divieto – eseguito con la collaborazione del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza – per evitare che il taglio della linea venisse utilizzato come «strumento di pressione sull'abbonato per farlo desistere dalla contestazione», dice una fonte dell'Antitrust.
Il tragitto delle chiamate
Per capire come funzionano le truffe può essere utile ricostruire il tragitto virtuale di una telefonata "hot" legale. Il cliente alza la cornetta e compone il numero della cartomante o della chat a luci rosse, di norma un 899 o un 166. Il suo operatore fisso – per esempio Telecom Italia, Fastweb o Infostrada – raccoglie la telefonata e la consegna a player come Elsacom o Eutelia, titolari delle numerazioni premium, che tuttavia non erogano alcun servizio. Gli operatori di raccolta hanno anche un altro ruolo: fatturare le chiamate e girare poi l'incasso ai titolari dei numeri. A loro volta Eutelia ed Elsacom trasferiscono la telefonata a chi ha in concessione l'899, quindi la cartomante stessa, oppure a un centro servizi. L'inghippo può verificarsi qui: in queste società spesso minuscole, che non sempre rispettano la normativa sulla trasparenza e sul corretto funzionamento del mercato. Molte di esse sono situate nel Centro Italia, dove da anni è attivo un vero e proprio distretto dei servizi telefonici a sovrapprezzo e dove hanno avuto origine le inchieste giudiziarie più importanti (si veda il pezzo sotto).
I «finti» numeri satellitari
Oltre agli 899, 892 e 166, alcune delle numerazioni premium più quotate dai "furbetti del telefonino" sono quelle che rimandano a numeri satellitari, gli ormai noti 00881. In Italia i cellulari satellitari sono pochi e vengono utilizzati negli angoli più remoti del pianeta da un numero ristretto di professionisti (dai reporter di guerra ai navigatori solitari). Qualcuno però ha costruito su questo prefisso un mercato (ovviamente in modo non solo e non sempre illecito), mandando sul satellite la solita cartomante, che magari legge il futuro a due passi dalla casa di chi chiama. Oppure "fingendo" di farlo ma addebitando lo stesso sulla bolletta degli aficionado degli astri il costo di una chiamata satellitare che satellitare non è. Sembrerebbe questo il caso Elsacom, finita sotto la lente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), intervenuta nei confronti della società «per far cessare l'utilizzo scorretto di numerazioni satellitari», a seguito di un'ispezione in collaborazione con la Polizia Postale, sui numeri 008818 e 008819. L'Agcom ha verificato che «tali numerazioni destinate a servizi mobili satellitari» del gruppo controllato da Finmeccanica, in qualità di service provider di Globalstar, «in realtà vengono indirizzate verso normali utenze telefoniche». Banali 02 o 06. «La società respinge le affermazioni che hanno parlato di pratiche commerciali scorrette – è stata la replica ufficiale di Elsacom – perché a nostra volta siamo stati truffati da pirati informatici che hanno utilizzato i nostri archi di numerazioni per le truffe». Interpellato dal «Sole 24 Ore» Michael Yates di Elsacom ha dichiarato: «Non c'è una normativa che ci obblighi a mandare una chiamata sul satellite, e poi il cliente acquista un servizio, indipendentemente dal numero che digita».
Holding svizzere e olandesi
Tra le società citate dall'Antitrust per «pratiche commerciali scorrette» c'è anche la Voiceplus Srl di Arezzo, guidata da Franco Serafini. «Neghiamo ogni responsabilità sotto tutti i profili e poi non abbiamo numerazioni satellitari – dicono da Voiceplus – ma rispondiamo all'Agcm per una numerazione 899 utilizzata in modo non corretto da un centro servizi nostro cliente». La storia della società, che da bilancio 2006 ha generato 95,2 milioni di ricavi per un utile di soli 34mila euro (fonte Cerved), è legata a doppio filo con quello di Eutelia, il maxi-gruppo da quasi mezzo miliardo di euro che fa capo alla famiglia Landi e che proprio sui numeri "speciali" ha concentrato in passato il proprio business. Voiceplus nel 2005 è stata incorporata in Eutelia, per poi tornare autonoma un anno e mezzo dopo, anche se i rapporti tra le due realtà non si sono mai interrotti. Tanto che Voiceplus, non possedendo una rete propria, ha un contratto di code-hosting proprio con Eutelia. Infine gli azionisti di maggioranza di Voiceplus sono due holding estere (fonte Cerved): una svizzera, la Cumbres Sa (41%), domicialiata presso lo studio di un noto legale di Chiasso, e la Inv Holding Bv (49%), alla quale risponde Franco Serafini. Quella stessa Inv che ancora nel 2005 compariva nel verbale dell'assemblea ordinaria di Eutelia, con 1.232,161 titoli, quarto azionista di maggior peso.
  CONTINUA ...»

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