Con una quota di mercato del 44,7% l'Italia è leader nel mondo nel segmento dei megayacht in un settore, quello della nautica da diporto, in continua crescita. Il fatturato 2006 (ultimo aggiornamento disponibile) ha quasi toccato i 3 miliardi di euro (+18,4%), quasi totalmente (l'88%) realizzato nelle imbarcazioni a motore. Il settore, inoltre, sta suscitando sempre più interesse da parte di investitori finanziari e operatori industriali. E le prospettive per il futuro sono positive. Il quadro emerge da un'analisi, «Osservatorio nautica e finanza», condotta da Pentar (società di investimento fondata da Maurizio Romiti) che sarà presentata in occasione del salone internazionale Nauticsud 2008 da oggi al 16 marzo a Napoli.
Il mercato mondiale dei megayacht, imbarcazioni con uno scafo di lunghezza superiore ai 24 metri, si è attestato a circa 9 miliardi di euro con 777 ordini, in crescita del 12,9%. Di questi, 347 sono progetti italiani, un numero che porta il nostro Paese al primo posto nel comparto, seguito da Stati Uniti (con 95 ordini), Regno Unito (60), Paesi Bassi (58) e Nuova Zelanda (19). Tra questi l'Italia è il Paese che ha registrato il maggior tasso di crescita della produzione con un incremento medio annuo del 19,5% dal 1999 al 2006. I principali clienti sono Europa e Stati Uniti in un mercato globale nel quale si stimo ci siano più di 95mila potenziali clienti.
Il comparto dei megayacht è il fiore all'occhiello di un settore, quello della nautica da diporto, che in Italia ha registrato complessivamente un tasso medio di crescita del 16,5% dal 2001 al 2006 nel valore della produzione e del 28,5% nei consumi (oltre 1,6 miliardi nel 2006). E le previsioni internazionali per i prossimi anni lasciano bene sperare anche per l'Italia. Il mercato delle grandi imbarcazioni a motore dovrebbe registrare un aumento medio globale dell'8,4% tra il 2007 e il 2011 e quello delle grandi barche a vela del 5 per cento. E in questa prospettiva è previsto che i produttori italiani confermino e consolidino la loro quota di mercato. Forse proprio per i buoni risultati che sta registrando, il settore della nautica da diporto recentemente sta suscitando un interesse crescente da parte sia di operatori industriali sia di investitori finanziari. Lo dimostrano le numerose transazioni che sono state concluse negli ultimi anni.
Tra le operazioni più recenti, l'acquisizione, l'anno scorso, dell'80% di Morgan Yachts di proprietà di Leopoldo Rodriguez da parte di Aicon, società quotata alla Borsa Italiana. Nel 2006 la stessa Pentar ha acquisito il 48% del capitale della Franchini international. Ancora, Cantiere del Pardo è stato oggetto di due acquisizioni: nel 2002 da parte di Intesa Bci e Crédit Agricole (rispettivamente del 30% e del 10% del cantiere); e nel 2006 da parte di Rhone group ( il 70% del capitale sociale). Sempre due anni fa Yachting investors group –fondo inglese di private equity specializzato nella nautica – ha acquisito l'80% di International shipyards Ancona.
E il gruppo Ferretti –che controlla 13 società produttive e 7 commerciali/immobiliari – è stato oggetto di due leverage buy out nel corso degli ultimi cinque anni: nel 2001 il fondo di private equity Permira ha lanciato un'Opa sulle azioni del gruppo alla quale ha aderito il 98% del capitale per un valore di 661 milioni di euro; nel 2006 il fondo di private equity Candover ha acquisito da Permira il 60% del capitale di Ferretti. Lo stesso gruppo Ferretti ha concluso diverse acquisizioni nel settore nautico: nel 2004 il 100% di Itama cantieri navali e nel 2003 il 60% di Diesse arredamenti e il 100% del cantiere navale Mario Morini. Nel 2004 il gruppo Camuzzi international ha acquisito il 100% di Cantieri navali Baglietto e l'anno successivo il 100% di Cantieri di Pisa.
Operazioni finanziarie e grandi gruppi a parte, l'analisi condotta da Pentar ha preso in esame un campione di 37 imprese del settore con fatturati tra i 5 e i 30 milioni di euro che rappresentano circa il 20% del mercato nazionale. Il campione ha riportato un tasso medio di aumento del valore della produzione del 20,9% dal 2004 al 2006. «In particolare – si legge nella ricerca – sia la crescita dei ricavi che la variazione sempre positiva dei lavori in corso rispetto all'esercizio precedente indicano un incremento del volume degli affari complessivo a livello aggregato. Nel corso del triennio sono migliorati sensibilmente i risultati economici e i principali indici di redditività».
marika.gervasio@ilsole24ore.com