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Avvocati, l'esame resta un incubo

di Giovanni Negri

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14 Aprile 2008

Esame forense senza pace. Mentre circa il 35% dei candidati supera in media la selezione già è in discussione una nuova riforma. Perché quella voluta nel 2003 dall'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli ha già bisogno di ben più di una semplice manutenzione. Nata con l'obiettivo di cancellare la possibilità dei "casi Catanzaro", dove le modalità di svolgimento delle prove, con la quasi totalità dei compiti scritti in fotocopia, nella sessione del 1997 interessarono anche la magistratura, non ha eliminato uno dei mali cronici: l'enorme disparità da sede a sede nella percentuale dei promossi, ma soprattutto in quella degli ammessi agli orali. È nella correzione degli scritti infatti che viene oggi effettuata la prima e più dura scrematura dei candidati.

E allora, se si resta ai più recenti dati disponibili, quelli, solo parziali, relativi alla sessione del 2006 (ancora in corso almeno per quanto riguarda la completa conclusione degli orali), le differenze saltano agli occhi. Se la commissione di Bolzano ha infatti ammesso agli orali solo il 19% dei candidati e Trieste il 28%, i commissari di Catanzaro si segnalano ancora tra i più morbidi con una percentuale di ammessi dell'83%, ma a Cagliari è dell'81,7%, a Napoli del 70%, a L'Aquila del 74 per cento. Differenze che, sia pure con percentuali diverse, emergono anche dalla tabella pubblicata a lato e relativa invece ai dati della sessione 2005, l'ultima definitivamente conclusa.
Una prima considerazione è che la riforma Castelli ha sgomberato il campo da molti sospetti di pratiche clientelari tra componenti delle commissioni e candidati. A essere cancellata è stata infatti, almeno per la correzione degli elaborati, la comune appartenenza allo stesso distretto di Corte d'appello. Adesso, attraverso il meccanismo degli abbinamenti tra sedi diverse, i compiti degli aspiranti legali di un distretto vengono corretti dalla commissione di un altro distretto. Si resta invece in sede per lo svolgimento delle prove orali.
Quello che la riforma non ha eliminato è l'elevatissimo numero di candidati: nella sessione 2005 furono in 39.827 a presentarsi e nel 2006 il numero è ancora cresciuto attestandosi a quota 41.402. Una situazione esplosiva anche a fronte di valutazioni comunque severe. Con i tassi di promozione attuale, ai circa 200mila avvocati iscritti attualmente all'Albo, in 10 anni se ne aggiungerebbero quasi 150mila. Per questo l'opportunità di un nuovo intervento, a 5 anni dall'ultimo, assume i connotati della necessità. Tenuto conto, tra l'altro, che i numeri attuali producono anche difficoltà organizzative, costi elevati di svolgimento, tempi lunghi per la correzione dei temi, l'impegno di circa 1.800 commissari, una almeno discutibile valutazione del merito.

È per questo che ministero della Giustizia e Consiglio nazionale forense avevano da qualche mese avviato un tavolo di confronto per individuare i possibili punti di svolta. Un confronto bloccato dalla fine anticipata della legislatura, ma che ripartirà con il nuovo Governo. Perché se i problemi sono evidenti, anche le soluzioni non sono infinite. A partire dalla necessità di una preselezione che filtri a monte gli aspiranti professionisti. A delinearsi era un test di ammissione all'esame basato su quesiti a risposta breve, con domande di diritto civile e penale alle quali dare una risposta da contenere in 10-20 righe. La valutazione della preparazione sarebbe più efficace. Una simulazione del ministero della Giustizia calcolava in 30 giorni i tempi per valutare circa 50mila elaborati con una commissione di 300 componenti. In questo modo, prevedeva il modello, calcolando un tasso di ammessi del 20%, alle prove scritte si presenterebbero non più di 10mila candidati. I tempi di correzione dei relativi 30mila temi non sarebbero superiori, per i 300 commissari, a otto mesi.
Tendenzialmente la preselezione e gli scritti dovrebbero svolgersi in quattro sedi distrettuali individuate di volta in volta dal ministero della Giustizia. Ma a essere investite dal cambiamento potrebbero essere anche gli orali. Oggi il candidato ha libertà di scelta nel proporre le 5 materie, con il vincolo dell'inserimento di almeno una processuale, ma la tendenza diffusa è quella del dirottamento su materie "minori", limitando le chances di valutazione della preparazione. In prospettiva, l'orale potrebbe svolgersi attraverso la trattazione di brevi questioni su sette materie base.
Per porre un freno alla possibilità di tentare l'esame di abilitazione (oggi non c'è limite) il certificato di compiuta pratica potrebbe avere una durata di quattro anni, con possibilità di proroga per tre anni. Si potrebbero così svolgere sette tentativi in tutto.
Un'ultima modifica riguarderebbe ancora il "turismo concorsuale", prevedendo che la domanda per l'iscrizione nel registro speciale praticanti deve essere rivolta al Consiglio dell'Ordine nella cui circoscrizione il richiedente risiede da almeno due anni.

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