«Federalimentare cercherà con Federdistribuzione di combattere tutti i fenomeni speculativi spiegando al consumatore le origini internazionali dei fenomeni inflattivi e l'esigenza di pagare un prezzo equo alla qualità del nostro Made in Italy». Giandomenico Auricchio, 50 anni, presidente della Federazione delle imprese alimentari sottolinea così l'impegno per stabilizzare i mercati.
Le tensioni sui prezzi restano forti?
L'industria alimentare ha subito degli aumenti di prezzo delle materie prime talmente rilevanti da non poter essere assorbiti dalla gestione delle scorte e dalla produttività interna. Essa ha mantenuto un profilo altamente responsabile contenendo al massimo i listini, come ha fatto sempre negli ultimi 10 anni. Malgrado gli aumenti recenti, la variazione dei prezzi alimentari trasformati alla produzione sono ancora inferiori all'inflazione di ben 3 punti.
Quindi si tratta di fenomeni destinati a essere riassorbiti?
Secondo le stime relative al periodo 1995-2008, gli alimentari lavorati al febbraio 2008 sono cresciuti proprio del 29,8%, l'inflazione è stata nel periodo del 32,5%, gli alimentari freschi sono rincarati del 37,8% contro il 43,3% dei servizi e il 52,5% dei beni energetici. Questi dati dimostrano l'effetto calmieratore dell'industria alimentare e della distribuzione moderna. È pur vero che il nostro Paese soffre di una forte dipendenza relativa all'energia e alle materie prime alimentari.
Non ci sono tensioni tra imprese di produzione e catene commerciali.
Va sottolineato che industria e distribuzione devono unire le forze nella battaglia contro la speculazione che ha innescato incrementi delle quotazioni internazionali ingiustificate e allargate, anche alla luce di grandi fenomeni fisiologici, come la crescita della domanda alimentare innescata dai Paesi emergenti e la riduzione dei raccolti, e di fenomeni specifici, come il dirottamento delle risorse agricole verso la bio-energia. Basta confrontare gli incrementi in atto delle quotazioni internazionali, dei prezzi industriali alla produzione e infine dei prezzi al consumo, per capire che i due anelli finali della filiera, trasformazione e distribuzione, stanno facendo da cuscinetto al problema alla fonte del caro-prezzi.
La strada delle promozioni più dare ulteriori vantaggi?
Federalimentare sottolinea da tempo che lo sforzo della distribuzione di puntare sulle promozioni per salvaguardare il potere di acquisto del consumatore è alimentato da entrambi gli anelli della filiera, che stanno comprimendo al massimo i rispettivi margini di utile. In questa ottica, sarebbe auspicabile un ulteriore sforzo da parte della grande distribuzione, al fine di rendere più trasparenti i rapporti con l'industria a vantaggio del consumatore. Infatti gli oneri richiesti per sconti e promozioni, troppo spesso "a latere" del prezzo, dovrebbero essere trasferiti al consumatore, ancor più oggi nella difficile situazione del mercato legata alla scarsa capacità di spesa delle famiglie italiane.