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Petrolio oltre quota 126 dollari.
L'esperto: «Può arrivare a 400»

di Riccardo Barlaam

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8 maggio 2008

«Siamo di fronte a un caso scolastico di fallimento del mercato». Davide Tabarelli presidente di Nomisma energia e analista del Sole 24 Ore per le materie prime valuta così i prezzi record del petrolio. «È davvero fallimento del mercato...

Perché?
Perché quando hai i senatori democratici americani che propongono una legge per valutare se c'è stata una speculazione del mercato vuol dire che la tentazione di regolare i mercati è forte, troppo forte per resistere.

I ricavi dell'Opec, i Paesi produttori, a fine anno aumenteranno quasi del 60 per cento.
Disorientamento. A fronte di questo la sensazione che si prova è di disorientamento. L'Opec quest'anno aumenterà i ricavi di mille miliardi di dollari.

Cosa significa?
Significa che è scandaloso quanti soldi stanno finendo nelle casse dei Paesi produttori. E' scandaloso quanto incassano, ma anche ciò che dicono e che non fanno...

... la parolina magica: aumentare l'offerta?

Esatto.

L'aumento del petrolio non è solo un fatto che impatta sul costo dell'energia ma anche sui materiali. Aumenta tutto con il greggio, i polimeri, le vernici., la plastica che contiene gli alimenti e gli alimenti...

Io per anni ho avuto una fiducia nel mercato e credevo che si aggiustasse da solo in base alle leggi economiche. Ma visto che la domanda cresce ed è destinata a crescere ancora e l'offerta non aumenta e non aumenterà non ci sono alternative. Il prezzo spinto dalla domanda potrebbe raggiungere anche i 400 dollari.

La responsabilità è dei Paesi produttori o delle speculazioni finanziarie?

Difficile dirlo. Mi aspettavo che l'offerta fosse capace di aumentare più in fretta nell'arco di tre-cinque anni. Ma questa volontà non c'è.

O almeno non c'è stata finora.

Non è che c'è dietro questi pazzi aumenti un ragionamento razionale. Ma ci sono tre elementi che negli ultimi anni hanno portato a questo...

Primo.

La questione politica che c'è sempre dietro al petrolio. Oggi parliamo dei 60 anni di Israele. Ebbene, il Medio Oriente è un'area con le maggiori tensioni politiche mondiali, tensioni durano da 60 anni. Dietro, nello sfondo, c'è il petrolio... E la contrapposizione tra Medio Oriente e Occidente si è aggravata dopo l'11 settembre.

Secondo.

Un'oggettiva incapacità dei Paesi produttori, manifestata dalla crisi energetica del 1972, da quando l'industria estrattiva nei Paesi arabi fu nazionalizzata, a fare investimenti. Perché le tecnologie ce l'hanno le società occidentali che sono state cacciate via dai Paesi arabi. Investimenti che permetterebbero di diminuire i costi di estrazione e raffinazione del greggio

Terzo.

La responsabilità occidentale: noi parliamo tanto di biocarburanti, rinnovabili, riduzione di CO2... Così tanto che i Paesi produttori sono convinti che fra qualche anno faremo a meno del petrolio e per questo stanno spremendo quello che si può spremere per ricavare più possibile da ciò che hanno. Una follia.

  CONTINUA ...»

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