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Affondo della Commissione europea sulle frequenze di Rete4

di Marco Mele

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26 giugno 2008
Le antenne Mediaset a Cologno Monzese (Imagoeconomica/Stefano Capra)

Altro che intercettazioni. Venti domande "di fuoco" al Governo italiano. Eccone una, tra le altre, la numero 6: «Qualora si ritenga che sia ancora in vigore» l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica (Rete 4 e Tele+Nero, oggi D-Free), «si prega di indicare quali eventuali misure le autorità italiane intendono adottare per porre fine a tale autorizzazione».
A fare le domande è la direzione generale per la Concorrenza della Commissione Ue, guidata da Neelie Kroes. Con un questionario inviato nella scorsa settimana al Governo, nell'ambito della procedura d'infrazione aperta su norme della legge Gasparri e della legge 66 del 2001, la Commissione chiede un'interpretazione dell'emendamento sul sistema televisivo approvato in sede di conversione, con la legge 101 del 6 giugno, del decreto per l'attuazione degli obblighi comunitari e l'esecuzione delle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.
Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo con delega alle comunicazioni, dovrà rispondere. Non sarà facile, ad esempio, alla domanda numero 18: come le autorità italiane come intendono ottemperare alla sentenza della Corte di giustizia europea del 31 gennaio 2008?


Ecco una sintesi delle principali domande poste al Governo italiano da Bruxelles e che Il Sole 24 ore è in grado di anticipare.

La 2 e la 3 sono collegate: la Ue chiede di chiarire se il regime dell'autorizzazione generale vale per le emittenti legittimamente operanti per il digitale e per l'analogico. Secondo il testo della legge e le dichiarazioni dello stesso Romani in Parlamento, l'autorizzazione dovrebbe valere solo per il digitale. La Ue chiede poi se è ancora valida la previsione sulla validità delle concessioni e delle autorizzazioni analogiche nazionali e locali che la Gasparri prolunga sino al termine previsto dalla legge per lo switch off digitale (attualmente il novembre 2012, data realistica). Difficile rispondere di no: sta qui, insieme al "generale assentimento" anche a chi non ha titolo, la proroga del regime transitorio della legge Maccanico, vietata dalla Corte Costituzionale dopo il 31 dicembre 2003.
La Ue chiede poi (domanda 5) informazioni sulle emittenti nazionali che non si sono classificate in posizione utile nel 1999, cioè Rete4 e Tele+Nero, l'attuale D-Free. Oltre a identificarle si chiedono chiarimenti sulla norma che consente loro di continuare a trasmettere in analogico (risposta: il "generale assentimento e la modifica del tetto antitrust del 20% modificato dalla Gasparri).

Il nodo di Rete4
E si arriva alla 6, la questione più "ficcante": «Qualora si ritenesse ancora in vigore» l'autorizzazione (di Rete 4 e Tele+Nero, ndr) di chi non ha una concessione analogica, viene chiesto di indicare «quali eventuali misure le autorità italiane intendono adottare per porre fine a tale autorizzazione».
Ancora: la commissione Ue chiede se l'introduzione dell'autorizzazione al posto della licenza sia sufficiente a introdurre più concorrenza, visto che solo gli operatori analogici possono avviare le trasmissioni digitali.
E così, di seguito, si chiede se il trading tra i soggetti autorizzati «sia sufficiente a ridurre le quote di mercato» agli operatori esistenti. E si chiedono chiarimenti sui criteri della futura assegnazione di frequenze inSardegna, dove su 29 reti solo due saranno a disposizione di eventuali nuovi entranti e non si sa ancora a quali condizioni.
Proseguendo, la Ue chiede una stima delle risorse frequenziali (quote di mercato) utilizzate per l'analogico e per il digitale. Una risposta che non potrà evitare il divario esistente nell'analogico tra il duopolio e il resto delle emittenti.
Chiudiamo questa prima analisi delle venti domande con la numero 18: come intendono le autorità italiane ottemperare alla sentenza della Corte di Giustizia del 31 gennaio 2008, «secondo cui le autorità nazionali devono astenersi dall'adottare una normativa» che ponga un operatore (leggi: Europa 7) che si trovi nell'impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati?

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