Un grande contenitore operativo per la riscossa energetica italiana. E poi le annunciate misure fiscali che faranno perno sulla cosiddetta Robin Hood tax. Il Consiglio dei ministri ha dunque dato il via ai provvedimenti, in parte contenuti nel ddl e in parte nel decreto, per rilanciare la generazione elettrica da nucleare, rinegoziare una partecipazione meno punitiva al patto ambientale di Kyoto anche introducendo nuovi "ammortizzatori" interni, rafforzare la produzione nazionale di petrolio e gas, incentivare l'innovazione di settore. Il tutto per arrivare «nel medio periodo, nel settore elettrico, ad un mix basato solo per il 50% su combustibili fossili e per il resto da rinnovabili e nucleare» azzarda il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito.
Via libera (ma i dettagli devono essere formalizzati) anche alle misure fiscali attese e temute. Ancora qualche dubbio sul provvedimento per rendere strutturale il taglio compensativo delle accise eliminando il maggior prelievo Iva su benzina e gasolio quando cresce il prezzo industriale. Ma intanto arrivano gli sgravi Iva sui carburanti per autotrasportatori, coltivatori e pescatori, chiamando Sviluppo Italia a tutte le «misure di sostegno – si legge nella bozza del decreto – per consentire il mantenimento dei livelli di competitività».
Arriva anche la contestata Robin tax che dovrà "ricanalizzare", elevando l'addizionale Ires dal 27 al 33% e contabilizzando in maniera diversa le scorte, i presunti extraprofitti da caro-barile dei petrolieri trasformandoli in parte in benefici per i cittadini.
Un miliardo o poco meno l'introito atteso dai petrolieri, che si vedranno anche ritoccare all'insù le royalties per l'estrazione nazionale, più almeno altri due miliardi dagli analoghi provvedimenti "Robin tax" annunciati da Tremonti a carico di banche e assicurazioni. Va detto che queste misure saranno strutturali e non temporanee come si era vociferato.
Sull'Ires dei petrolieri «il governo Prodi – spiega Tremonti – aveva fatto un regalo portando l'addizionale dal 33% al 27%. Ora abbiamo girato il conto portando l'addizionale dal 27% al 33% per queste specifiche aziende», anche se l'aggravio – fa sapere il ministro – colpirà solo le imprese con un fatturato superiore ad una certa soglia (da definire) esonerando comunque la distribuzione. Nel frattempo i petrolieri saranno chiamati a contabilizzare le scorte non più con il metodo LiFo (Last in, first out) ma con la modalità FiFo (First in, first out) facendo così emergere le plusvalenze, da sottoporre a prelievo Ires, realizzate accantonando i prodotti petroliferi comprati e stoccati a prezzo più basso e poi messi a riserva a prezzo dilatato dai rincari internazionali.
Le critiche dei petrolieri? «Una excessive profit tax esisteva già in Inghilterra nel 1863 e dunque ha radici profonde nei rapporti tra Stati e imprese» taglia corto il premier Berlusconi. «I petrolieri ridurranno un po' l'ingaggio a Mourinho, tanto l'Inter è sempre forte» ironizza Tremonti.
Quanto al contenitore di politica energetica ecco la delega al Governo per tracciare il ritorno al nucleare entro fine anno, ma anche l'incarico all'Agenzia per l'attrazione degli investimenti chiamata ad elaborare un piano quinquennale sul confinamento della Co2 nel quadro dell'innovazione di settore.
La produzione nazionale di idrocarburi vedrà da una parte l'inasprimento delle royaltyes, ora al 7%, ma dall'altra una facilitazione normativa non solo alle nuove esplorazioni ma anche alla redistribuzione delle concessioni inutilizzate, che verranno riassegnate a gara.
Per il mercato delle quote di Kyoto in attesa di rinegoziare con i partner mondiali una distribuzione meno punitiva, verrà istituito entro sei mesi un Fondo per la promozione degli investimenti dei titoli di emissione. Previsto anche un rafforzamento degli strumenti di sorveglianza dei prezzi.