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Corsa ai prestiti personali:
italiani sempre più indebitati.

di Massimiliano Del Barba

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5 luglio 2008
La ripartizione del debito
Condizioni a confronto
Lo scenario del mercato

Sempre più italiani utilizzano il credito al consumo per far quadrare il bilancio familiare di fine mese. Il fenomeno, anche se ancora al di sotto della media europea e di gran lunga più basso rispetto ai principali Paesi industrializzati, sta crescendo velocemente anche quest'anno secondo le proiezioni dei primi cinque mesi con una dinamica costante da diversi anni e ora incomincia a interessare anche le classi sociali più abbienti.

Entrando nel dettaglio, il ricorso a finanziamenti a fine 2007 aveva toccato il 5,8% del Prodotto interno lordo che significa, pro capite, 1.500 euro rispetto ai 2.200 euro della Spagna, i 2.500 della Francia, i 2.800 della Germania e i 5.200 della Gran Bretagna. Il flusso globale di finanziamenti erogati, secondo uno studio Eurisko per Assofin, nel 2007 è stato infatti pari a 59.834 milioni di euro, +9,5% rispetto al 2006. Trend ulteriormente in salita anche per il 2008, se è vero che, da gennaio a maggio, il valore delle operazioni ha superato i 26 milioni di euro, segnando +2,6% rispetto al 2007. A fare la parte del leone i prestiti personalizzati, in aumento del 16%, e la cessione del quinto dello stipendio, a +19,6%.

L'espansione - sottolinea la ricerca di Eurisko-Assofin - è stata caratterizzata contemporaneamente da un graduale abbandono dei finanziamenti finalizzati (ad esempio per l'acquisto dell'auto). Ampliando l'orizzonte dello studio, la quota complessiva relativa a prestiti personali, cessione del quinto e carte revolving è passata, in meno di dodici anni, dal 15% a quasi il 60%, il che ha portato in breve tempo la quota di incidenza di indebitamento delle famiglie italiane sul reddito disponibile al 50%.

Ma quali sono le ragioni di questo cambio di paradigma nella gestione familiare della spesa? La maggioranza degli italiani che ha deciso di accendere un finanziamento al consumo lo ha fatto per comodità e convenienza (67%); solo il 17 per necessità. Infine, il 64%, in assenza di questo strumento finanziario, avrebbe rinunciato o rimandato la spesa messa in programma.

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