Balzo dell'inflazione Usa nel mese di luglio, con l'indice dei prezzi al consumo cresciuto a un passo doppio rispetto alle previsioni e, su base annuale, al passo più sostenuto in 17 anni, in particolare a causa della corsa dei prezzi dell'energia, dei generi alimentari e delle tariffe aeree. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è salito a luglio dello 0,8%, dopo essere cresciuto dell'1,1% in giugno, il secondo valore più alto registrato in questo mese dal giugno 1982. Per luglio, gli analisti attendevano un aumento dello 0,4 per cento. Su base annua l'indice è cresciuto del 5,6%, al massimo dal gennaio 1991.
La minaccia della crescita generalizzata dei prezzi incombe proprio in un periodo di rallentamento dell'economia. Secondo alcuni economisti, a livello globale le banche centrali saranno costrette a tornare ad alzare i tassi di interesse.
Il dato «core», depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è salito dello 0,3%, poco più delle stime degli analisti che avevano previsto un aumento dello 0,2 per cento. Tuttavia, su base annuale la crescita è stata del 2,5%, ovvero al di sopra di quello che la Federal Reserve considera tollerabile, ovvero un'inflazione tra l'1,5% e il 2 per cento. Nel corso dei tre mesi precedenti l'inflazione «core» era al 3,5% su base annuale.
Sull'indice generale ha pesato in modo particolare la crescita dei prezzi della benzina, 4,1 per cento. In generale i prezzi energetici sono saliti del 4%, con quelli del gas naturale avanzati del 7,4 per cento. Sull'indice dei prezzi al consumo hanno inciso anche le quotazioni dei beni alimentari, che hanno segnato un rialzo dello 0,9%, mentre i prezzi dell'abbigliamento sono saliti dell1,2%, il massimo in 10 anni. I prezzi delle case, che formano circa il 40% dell'indice, sono aumentati dello 0,6%, con gli affitti saliti dello 0,3 per cento.