A Rimini si continua ad andare. Ma soprattutto si torna. Ed è anche per questo che nel 2008, la località turistica tanto bistrattata per il suo mare, registra il tutto esaurito. I turisti fidelizzati «sono l'80%», sostiene il vicesindaco con delega al turismo Maurizio Melucci. Ogni estate la città li accoglie con una novità, come è successo quest'anno con i resti di una dimora romana, la Domus del chirugo in piazza Ferrari, o con grandi progetti per il futuro, come sono quelli pensati per il lungomare da Norman Foster, Jean Nouvel e Julien de Smedt. E così i turisti a Rimini ci vanno e poi tornano, attratti dalla sua capacità di continuare a cambiare e a essere di moda. E a stupire con le differenze della sua offerta che la hanno fatta diventare la meta di turismi paralleli, di chi cerca la vacanza low cost, dei ricchissimi russi e degli amanti del design.
La fama costruita sui bassi prezzi regge. C'è la pensioncina, prendiamo per esempio, Pigalle, vicino piazza Tripoli, che nella settimana di Ferragosto fa pagare la camera singola 38 euro, colazione compresa. E lo stabilimento come il Basilico, uno tra i bagni più cool, dove il lettino costa 3 euro e 50, con tanto di campi da beach tennis, beach volley, ristorante. E il gelato che, qui, ancora, costa un'euro e 70. E la piadina che al tavolo, farcita come vuoi e annaffiata da sangiovese costa al massimo 10 euro. Ma c'è soprattutto, per dirla con il vicesindaco Melucci «la capacità di accoglienza che i nostri imprenditori hanno saputo sviluppare». Così se si vuole mangiare il pesce a mezzanotte allo Squero «si trova ancora la cucina aperta», assicura il titolare Leo Londei. Le abitudini sono cambiate, «i clienti tendono anche ad arrivare molto tardi senza fare un pasto completo – continua Londei – magari si limitano a due piatti». Il risultato è che «rispetto all'anno scorso noi abbiamo registrato un aumento del 2%».
All'estremo opposto c'è la Rimini dei ricchi, degli amanti della cucina raffinata, degli abiti costosi. Quelli che a dormire vanno al Grand hotel che in luglio e agosto ha avuto una media del 92% di camere occupate e dove una camera costa tra i 300 e i 960 euro. E a mangiare vanno al Molo 22, alla Darsena, dove servono «almeno 80 euro per un pasto completo», ci spiega il direttore Marco Zaccarelli che sta registrando «sempre il tutto esaurito» con la sua clientela affezionata di italiani, ma anche «inglesi, americani e russi».
Già, i russi che sono sempre di più. Si riconoscono per le strade, ma della loro forte presenza parlano le numerose insegne in cirillico come quelle della gelateria Nuovo Fiore in viale Vespucci, a pochi passi da piazza Fellini. E spendono. «Conoscono molto bene i marchi, anche quelli di nicchia, e i prodotti – ci racconta Claudia Cappelli, titolare dei due negozi Malizia di biancheria intima –. Le clienti russe sono esigenti e spesso più informate delle italiane. Viaggiano molto, di frequente arrivano da altre località esclusive dove hanno già visto capi che acquistano qui da noi. Senza problemi di spesa». I russi sono anche la salvezza dell'aeroporto di Rimini. Rappresentano il 64,5% di tutti gli arrivi internazionali e sono cresciuti del 14,1% da inizio anno. «Al Grand hotel chiedono sempre le stanze che costano di più e si offendono quando proponiamo quelle più economiche», racconta il nuovo proprietario, Antonio Batani. I russi sono un quinto dei turisti che alloggiano nello storico albergo «ma non sono clienti che si affezionano – continua l'imprenditore – come invece accade per gli inglesi, gli svizzeri, i francesi, i nordici che alloggiano da noi da decine di anni».
Tra chi ha pochi soldi e i ricchi c'è un'altra nicchia che si sta facendo largo, quella degli amanti del design, soprattutto scandinavi, inglesi e americani, che ormai hanno nell'hotel Duomo, nel centro storico, la loro base di appoggio. Arredato da Ron Arad è un albergo di design che, insieme ai monumenti dell'epoca romana e ai suoi locali, ha fatto guadagnare a Rimini la 28esima posizione nel ranking del New York Times sulle 53 città dove andare nel 2008.
Il collante del divertimento e della voglia di far festa è la ciliegina sulla torta della città dei turismi paralleli. Le sue feste sulla spiaggia si susseguono dal porto a oltranza sia verso nord che verso sud. Niente biglietto d'ingresso. Si balla, ci si diverte e si paga la consumazione. Al Marano, al confine tra Rimini e Riccione quest'anno si sono inventati la selezione, mentre sulla spiaggia del Grand hotel serve la vip card. Ma sono eccezioni. Quello che accomuna le feste sulla spiaggia è che sono "glamour", come ha scritto anche il «Times», che ha incluso Rimini tra le dieci città europee con i beach party più alternativi, insieme a Ibiza, Mykonos, Ramatuelle, Biarritz, Hvar.
Non contenta del tutto esaurito di questo agosto in cui si fatica a trovare posto nei 2.387 alberghi che hanno 144.420 letti, la più alta concentrazione di alberghi al mondo dopo Miami, Rimini sta già guardando oltre. A come trasformarsi un'altra volta per non perdere la continuità nel tutto esaurito. Al mare, l'area più cool del momento, già ci stanno pensando perché Rimini sa bene di «dover competere su un mercato internazionale», spiega Melucci. Di qui nasce quella spinta verso l'innovazione che caratterizza gli ultimi anni e che si deve al fatto che «la sfida non si può più vincere soltanto con i prezzi bassi», aggiunge. Serve un'offerta che cambia, che ricerca e asseconda le tendenze di tasche diverse.
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