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Confindustria: «Economia in recessione, ma ottimismo per il futuro»

di Nicoletta Cottone

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18 settembre 2008

L'economia italiana è in recessione. Il Centro studi di Confindustria nei suoi Scenari economici, prevede per il 2008 una diminuzione del pil dello 0,1 per cento. Un dato molto inferiore a quello stimato dal Governo nel Dpef (+0,5 per cento). Si tratta della terza recessione dell'economia italiana dopo quella verificatasi con sciopero petrolifero del 1975 e quella causata dalla crisi finanziaria del 1993. La contrazione del Pil, iniziata nel secondo trimestre si chiuderà nel quarto. Secondo il Centro studi di viale dell'Astronomia, «siamo prossimi al punto di minimo dell'attuale fase congiunturale. Permangono rischi di debolezza internazionale, ma si intravedono primi timidi segni di stabilizzazione che preludono a una svolta». Se questi segni saranno confermati, nel 2009 inoltrato comincerà la ripresa, cui l'Italia ha la possibilità di agganciarsi. Secondo il Centro studi di Confindustria il prossimo anno il Pil italiano crescerà dello 0,4% (il Governo nelle previsioni contenute nel Dpef segnala un +0,9% con un'accelerazione significativa dal -0,1% dell'ultimo trimestre del 2008 al +1,3% del quarto trimestre del 2009). Confindustria corregge dunque al ribasso, le stime diffuse lo scorso giugno, che dava il pil in crescita dello 0,1% nel 2008 e dello 0,6% nel 2009.

Cruciali alcune riforme strutturali. Per la ripresa dell'economia sono cruciali alcune riforme strutturali, soprattutto la riforma dei contratti. Lo evidenzia il Centro studi di Confindustria in occasione della presentazione delle previsioni economiche per l'Italia. «Sono cruciali - sottolinea il Csc - il contenuto e la concreta realizzazione delle riforme strutturali che formano l'agenda di politica economica del Governo e del nuovo modello di contrattazione delle retribuzioni. Senza questi interventi si confermerà il divario di crescita di un punto percentuale sperimentato negli ultimi dieci anni». Il direttore del Csc, Luca Paolazzi, sottolinea che «la riforma più impostante è quella dei contratti. Si ritiene che il modello del '93 abbia fallito perché non ha difeso il potere d'acquisto, ma questo non è vero, lo ha favorito ma di poco. Piuttosto non favorisce la crescita delle produttività, quindi la riforma da fare è in direzione della crescita della produttività». Fra le altre riforme ritenute importanti da Confindustria c'è una maggiore efficienza della Pubblica amministrazione e una riforma dei servizi pubblici locali. Infatti, spiega Paolazzi, sui servizi pubblici locali «l'ultima riforma non è stata per noi sufficiente». Poi c'è il federalismo fiscale e la riduzione delle aliquote e dell' evasione fiscale.

Troppe tasse: al Nord oltre la metà del reddito va al fisco. Le famiglie italiane continuano a pagare troppe tasse. Nel Nord Italia, rileva l'ufficio studi di Confindustria, oltre la metà del reddito familiare va al Fisco: si stima che nel 2008 per ogni 100 euro di remunerazione del lavoro dipendente che spetta a una famiglia modello, ben 53 finiscono in imposte, dirette e indirette, e contributi sociali. Il Centro studi degli industriali ritiene quindi «fondamentale ridurre le aliquote insieme all'evasione fiscale». Per la corsa dei prezzi il peggio tra un po' sarà alle spalle. Secondo le stime del Csc l'inflazione che nel 2008 salirà al 3,6% dall'1,8% del 2007, tornerà a scendere al 2,5% nel 2009. L'inflazione di fondo, è stabile attorno al 2% negli ultimi mesi. Il Centro studi degli industriali indica come causa principale dell'accelerazione del costo della vita «il rincaro delle materie prime» e fa la sua previsione considerando un «ritorno del prezzo del petrolio a 90 dollari».

Effetto restrittivo della manovra di 0,3 punti percentuali nel 2009. La crescita italiana, nel 2009, risentirà dell'effetto restrittivo della manovra triennale di finanza pubblica varata dal Governo, che sottrarrà 0,3 punti percentuali alla dinamica del Pil. L'impatto, secomdo il rapporto di Confindustria, attenuerà le ricadute positive dovute al calo del prezzo del petrolio, al rilancio della fiducia e a misure positive come abolizione dell'Ici e detassazione degli straordinari. La manovra triennale del Governo poggia per oltre quattro quinti su misure di contenimento della spesa primaria. Per il Centro studi di Confindustria, di «una doppia sfida, mai ruscita prima in Italia, e comporta un'inevitabile alea di sovrastima, oggi non valutabile, dell'efficacia degli interventi». Certamente, «conforta il fatto che i ministeri abbiano ottemperato per tempo all'obbligo di comunicare, in vista della Finanziaria 2009, come realizzeranno i risparmi», ma «occorre capire se le misure riusciranno effettivamente a cambiare i comportamenti», altrimenti i tagli si riveleranno «mere compressioni pronte a rimbalzare». Il rischio è quello di dover ricorrere a nuove misure fiscali, acuito dal passaggio del federalismo fiscale. Altro neo che il rapporto del centro studi di viale de''Astronomia mette in luce riguarda il taglio delle uscite in conto capitale: «C'è il rischio di una sottostima delle erogazioni che si renderanno necessarie per completare le opere pubbliche già in cantiere e per mettere mano a quelle promesse». La dinamica delle entrate
non sconta alcuna riduzione delle aliquote.

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