Più peso per il livello aziendale nel nuovo modello contrattuale di durata triennale. Con aumenti riferiti a un nuovo indice previsionale, depurato da alcune voci di inflazione importata. Un elemento di garanzia salariale andrà a beneficio dei dipendenti delle aziende in cui non c'è contrattazione di secondo livello. È prevista una "tregua sindacale" di sette mesi durante i negoziati, con sanzioni per chi vìola.
Sono questi, in estrema sintesi, i caposaldi della proposta di riforma della contrattazione che Confindustria ha consegnato ieri ai sindacati per definire il nuovo modello che con carattere sperimentale, per la durata di 4 anni, sostituirà quello definito con l'accordo del 23 luglio del 1993. Il riferimento all'inflazione programmata è superato con un indice previsionale triennale, depurato da alcune voci di inflazione importata, che sarà elaborato da un soggetto terzo di riconosciuta autorevolezza. L'indice si applicherà a un valore retributivo medio che in ogni contratto verrà preso come riferimento, composto dai minimi tabellari, dal valore medio degli scatti di anzianità e dalle indennità.
Sul versante procedurale si propone il passaggio da 3 a 6 mesi del periodo per la presentazione della piattaforma sindacale. Se dopo 6 mesi dalla scadenza del contratto non è stata raggiunta l'intesa, una verifica sarà affidata ad un comitato interconfederale composto da Confindustria e sindacati. Per i 7 mesi successivi alla presentazione delle proposte per il rinnovo sono vietate iniziative unilaterali: la violazione della tregua comporta il pagamento di una penale. I contratti nazionali potranno prevedere anche clausole di opting out; a livello territoriale le parti potranno modificare, anche in via sperimentale, singoli istituti disciplinati a livello nazionale. La contrattazione di secondo livello, dovrà riguardare istituti diversi rispetto al contratto nazionale. I contratti nazionali potranno riconoscere un importo retributivo per quei lavoratori che in sede aziendale non percepiscano altro trattamento rispetto a quello minimo del contratto nazionale (senza superminimi, premi annui). Nei contratti aziendali, in caso di mancato rispetto delle regole, è previsto prima un tentativo di conciliazione, infine il ricorso all'arbitrato. I contratti potranno promuovere la gestione paritetica di servizi di collocamento, ammortizzatori sociali, formazione continua e certificazione dei contratti.
Per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l'accordo sul nuovo modello contrattuale dovrebbe portare a «un cambiamento generale delle relazioni sindacali», da «una logica di contrapposizione e di conflittualità come quella che stiamo vivendo per Alitalia», a «una maggiore condivisione degli obiettivi». Il maggior peso assegnato alla contrattazione aziendale, secondo la Marcegaglia consente di «trovare un punto d'incontro tra la produttività, che in Italia deve assolutamente aumentare e l'andamento del salario che è un grande tema su cui lavorare». Il documento chiede al governo che venga rinnovata e resa stabile la detassazione sugli straordinari e sui premi variabili e la decontribuzione del salario di produttività: «Se alleggeriremo il contratto nazionale spostando più risorse a livello aziendale – ha spiegato la Marcegaglia – ciò che viene dato a livello aziendale vale il 20% in più di quanto viene dato a livello nazionale. Perchè a livello nazionale è tassato attorno al 30%, mentre ciò che viene dato a livello aziendale è tassato con aliquota secca al 10». Il nuovo appuntamento è per il 18 settembre: «Credo che si siano fatti ulteriori passettini in avanti – ha aggiunto il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei – si stringono i tempi e contenuti. Restiamo ottimisti sul 30 settembre per chiudere la trattativa».
Positive le reazioni di Cisl e Uil, mentre la Cgil è fortemente critica. La proposta di Confindustria per Raffaele Bonanni è «interessante» e mostra «qualche passo in avanti». Tra i nodi critici c'è la depurazione dell'inflazione importata, che Confindustria vorrebbe allargare ad altre voci (e non solo all'energia come propongono Cisl e Uil), e la contrattazione territoriale: «C'è stata sempre una ritrosia di Confindustria su questo tema – continua Bonanni –, hanno ammorbidito i toni. Il contratto territoriale non è inibito là dove esiste». Bonanni auspica l'intesa: «Vogliamo influire sulla Finanziaria per abbattere le tasse sul salario di produttività, rendendo strutturale il decreto che scade a dicembre». Anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, giudica «elevata» la possibilità di arrivare ad un'intesa. Per Angeletti va precisata meglio la clausola di garanzia retributiva per i lavoratori che non fanno contrattazione aziendale.