"Fino a due mesi fa analisti e commentatori più o meno autorevoli, guardando il nostro bilancio, da cui emerge che non abbiamo debiti, avrebbero detto che facciamo un cattivo uso del capitale, che avremmo dovuto ricorrere al leverage o a chissà quale altro strumento finanziario. Oggi credo che in molti invidino la nostra situazione: il fatto di essere un'azienda con liquidità e risorse proprie ci permette di continuare a investire anche in tempi di crisi, senza ricorrere alle banche, che in questo periodo forse hanno altro a cui pensare…" Luigi Maramotti, presidente del gruppo Max Mara, è in Cina con la sua grande famiglia: con i fratelli Ignazio e Maria Ludovica guida l'azienda di abbigliamento da donna fondata a Reggio Emilia dal padre Achille nel 1951, che nel 2007 ha festeggiato i 20 anni di presenza nel Paese asiatico. E che oggi è uno dei pochi gruppi italiani a superare il miliardo di euro di fatturato: nel 2007 i ricavi hanno raggiunto quota 1,25 miliardi di euro, con un utile netto di 94 milioni di euro. "Aprimmo il primo negozio Max Mara a Hong Kong nel 1987 e per questo sono molto felice che la mostra che celebra 55 anni di storia del gruppo sia ora anche a Pechino", ha spiegato Maramotti presentando alla stampa cinese Coats! 55 Years of Italian Fashion, che resterà al Namoc (National art museum) fino al 12 novembre.
La mostra è già stata a Berlino e Tokyo e le prossime tappe saranno Madrid e poi finalmente l'Italia, con il Mart di Trento, nel 2010. Laura Lusuardi, entrata in Max Mara nel 1964 e oggi fashion director del gruppo, spiega che il cappotto, al quale la mostra è dedicata, "è un elemento fondamentale del guardaroba di una donna. Mi piace pensare che sia il primo dei rifugi, perché ti copre, ti protegge, ti fa sentire sicura". "Negli ultimi tempi sento dire spesso che durante una crisi economica la moda è meno importante, che non ha senso parlarne tanto. Non sono affatto d'accordo – aggiunge Adelheid Rasche, storica dell'arte e della moda e curatrice della mostra fin dalla prima edizione, a Berlino -. La moda è più importante in tempi difficili che in tempi in cui va tutto bene, perché ci offre un appiglio, una distrazione che diventa necessaria per sopravvivere. E comunque quando parliamo di Max Mara, e dei suoi cappotti in particolare, parliamo di oggetti di design, più che di moda, oggetti fatti per resistere nel tempo".
I numeri confermano le parole di Adelheid Rasche: del modello "101-801", cappotto creato nel 1982, sono stati venduti finora 135mila pezzi, è un autentico "long seller" ormai uscito da qualsiasi logica stagionale. "In onore della Cina abbiamo creato un nuovo cappotto, battezzato 888, visto che l'otto è il numero fortunato in questo Paese – conclude Marmotti -. Ma spero che questa mostra aiuti a comprendere che dietro a un vero brand c'è una storia e che i 55 anni di tradizione e know how che questa mostra rappresenta sono parte integrante di quello che Max Mara è oggi e sarà in futuro".
Venerdì sera la famiglia Maramotti ha voluto però anche rendere omaggio alla grande tradizione cinese, con una serata di gala al tempio Tai Miao, all'interno della città proibita mentre sabato è stata la giornata della mostra e di una spettacolare sfilata con capi della primavera-estate 2008-2009 di Max Mara e Sportmax (la linea più sportiva). Speciale anche il luogo della passerella, il "Water Dam", ex edificio industriale che Max Mara ha contribuito a restaurare e che la camera della moda cinese intende usare per sfilate ed eventi speciali.
www.namoc.org
www.maxandco.com