Ue al lavoro per mettere a punto un piano anti-recessione, alla luce delle nuove stime della Commissione che domattina taglierà drasticamente le sue previsioni di crescita per il 2009. Sul tavolo di Eurogruppo ed Ecofin - riuniti domani e dopodomani a Bruxelles in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue di venerdì 7 novembre - ci saranno numeri che ormai parlano di una situazione di sostanziale stasi dell'economia europea. Situazione che, se si dovesse prolungare la crisi dei mercati, potrebbe peggiorare ulteriormente. E il campanello d'allarme arriva soprattutto da alcuni Paesi, con l'Italia, che torneranno ad una crescita sotto lo zero. Mentre i deficit tornano a riavvicinarsi pericolosamente alla fatidica soglia del 3%.
Mentre si attende la risposta dei mercati al voto per la presidenza Usa (il 4 novembre) e al taglio dei tassi da parte della Bce (giovedì 6), si lavora per rafforzare le difese del sistema finanziario europeo ed internazionale, in vista del G20 di Washington del 15 novembre. E in questo quadro l'Ecofin apre al confronto con i rappresentanti dei tanto temuti fondi sovrani, che i ministri finanziari dei 27 incontreranno martedì. All'ordine del giorno - spiega la presidenza francese dell'Ue - «la necessità di ricreare un sistema finanziario a lungo termine fondato sulla stabilità e su un capitalismo non speculativo». Si valuterà dunque «il ruolo che i fondi sovrani potranno svolgere nell'ambito di questa riforma» discutendone con i diretti interessati. Ai rappresentanti dei fondi sovrani si chiederà soprattutto di riferire sugli eventuali progressi conseguiti sul fronte della trasparenza e della governance. Il timore di molte capitali europee è sempre lo stesso: che i governi che stanno dietro questi fondi possano svolgere un ruolo sempre più politico, minacciando le grandi aziende europee, soprattutto quelle considerate strategiche.
Un confronto a tutto campo quello dell'Ecofin, che martedì incontrerà anche i ministri di alcuni Paesi europei fuori dall'Ue, ma ugualmente colpiti dalla crisi finanziaria, anche in maniera dura: Islanda, Svizzera, Norvegia e Lichtenstein.
Tornando alla crescita, non v'è dubbio che i servizi del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, si trovino di fronte alle previsioni più difficili degli ultimi anni, proprio perchè dominate dall'incertezza generata da una crisi finanziaria le cui conseguenze complessive, anche quelle sull'economia reale, sono tuttora imprevedibili. Il quadro delle nuove stime è quanto mai cupo. Eurolandia farà registrare una brusca frenata della crescita già nel 2008 e l'1,3% stimato lo scorso settembre sarà rivisto al ribasso. Ma le cose peggioreranno decisamente nel 2009, con una crescita che si avvicinerà molto più allo 0,2% stimato dall'Fmi che all'1,5% previsto dalla Commissione Ue nella scorsa primavera. L'economia dovrebbe quindi ripartire nel 2010: anche se sulle possibilità di ripresa continuerà a gravare l'incertezza legata alle turbolenze sui mercati.
L'Italia resta il Paese della zona euro nella situazione più critica, vivendo già da mesi una situazione di sostanziale stagnazione dell'economia. La Commissione Ue è pronta a rivedere al ribasso sia il Pil 2008, indicato a settembre allo 0,1%, sia il Pil 2009, fissato la scorsa primavera allo 0,5%. Secondo alcune indiscrezioni, le nuove stime di Bruxelles si avvicinerebbero molto a quelle dell'Fmi: -0,1% quest'anno e -0,2% il prossimo. Sul fronte del deficit il 2008 dovrebbe chiudersi al 2,5%, mentre per il 2009 la precedente stima del 2,4% dovrebbe essere rivista al rialzo, con alcuni rischi per il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011. In leggera discesa il debito pubblico, me sempre ben al di sopra del 100%.