Per ora è solo un cockpit, un cruscotto. Ma su questa scocca completa di cloche e comandi per il volo si gioca una bella fetta del destino dell'industria aeronautica italiana: si tratta, infatti, del primo pezzo del Joint strike fighter, Jsf o F-35, il caccia da supporto tattico di prossima generazione, destinato a mandare in pensione i Tornado e a essere prodotto in 3mila esemplari. Capofila del progetto sono gli Stati Uniti, ma l'Italia, dopo la Gran Bretagna, è il più importante partner internazionale per la fase di sviluppo, e così si spiega la presentazione – questa mattina al Centro di prove a terra Alenia aeronautica di Torino-Caselle - del cockpit alle autorità civili e militari, ai rappresentanti del mondo accademico e delle imprese.
Il cruscotto dell'F-35 è il primo componente pienamente rappresentativo del Jsf – attualmente nella fase iniziale di messa a punto nello stabilimento Lockheed Martin di Fort Worth, inTexas – a essere mostrato in Italia. Il dimostratore è ospitato per una serie di prove all'interno dello Sky Light Simulator, il laboratorio di Alenia aeronautica progettato per riprodurre artificialmente tutte le condizioni di luce naturale e di conseguenza testare le diverse configurazioni delle cabine di pilotaggio dei velivoli.
L'entrata in servizio del primo Jsf è prevista per il 2013, ma già dal 2006 Lockheed Martin sta sviluppando l'F-35 con i suoi principali partner industriali: Northrop Grumman e BAE Systems in prima linea, ma anche Alenia aeronautica e altre aziende della galassia Finmeccanica, come Selex Communications e Selex Galileo. Proprio per l'Italia - dove complessivamente le aziende coinvolte saranno 20, per un totale di circa 10mila addetti – si prevedono ritorni industriali di circa 800 milioni di dollari entro il 2012. In particolare per la fase di produzione, Alenia Aeronautica è responsabile della realizzazione dell'ala del Jsf come seconda linea in aggiunta a quella Lockheed Martin, e produrrà componenti destinati alla linea di assemblaggio finale dei velivoli: in base alle attuali previsioni, si stima che il volume delle ali da produrre ammonti a circa 1.200 pezzi entro il 2028, con le prime consegne nel 2009 (un primo contratto da Lockheed Martin è stato già assegnato ad Alenia Aeronautica).
Ma è anche sulla fase dell'assemblaggio che si concentrano ricadute importanti per l'Italia: in questo caso l'attenzione è sulla base dell'Aeronautica militare di Cameri, nel Novarese, dove verrà costruita una linea di assemblaggio di oltre 200 velivoli, destinati a Olanda e Italia; proprio l'Italia, dovrebbe acquistare più di 130 velivoli destinati a rimpiazzare, fra il 2014 ed il 2025, gli Amx e una parte dei Tornado dell'Aeronautica militare, oltre agli AV-8B Plus a decollo verticale in dotazione alla Marina Militare.