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Il doppio volto della crisi:
boom di cassa integrazione e di turisti

di Cristina Casadei

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10 Dicembre 2008

I due volti dell'Italia. Uno è quello delle lunghe code per raggiungere le località turistiche per il ponte dell'Immacolata o delle attese di ore fuori dal negozio di Marinella a Napoli per comprare una delle famose cravatte. L'altro è quello di migliaia di lavoratori che sono a casa e ricevono un trattamento di integrazione al reddito.
In novembre si è staccata la prevista e temuta valanga della cassa integrazione ordinaria: le ore di Cigo autorizzate nell'industria sono state il 253% in più rispetto al novembre 2007, ossia 12 milioni e 194mila. Sono i dati dell'Inps che già in settembre e ottobre aveva evidenziato un andamento di forte crescita, ma pur sempre a due cifre e che adesso comincia a registrare gli effetti del rallentamento della produzione. Esaminando i primi 11 mesi arriva la conferma: le ore sono pari a 58 milioni e 760mila, con un balzo del 59,33 per cento. Considerato che nei primi otto mesi dell'anno le ore autorizzate sono state 32 milioni, ciò significa che in soli tre mesi sono praticamente raddoppiate.
Questa crisi non distingue tra colletti bianchi e tute blu. Colpisce l'ufficio non meno della fabbrica e infatti la quota di impiegati cassintegrati cresce a ritmi più sostenuti di quella degli operai. Se prendiamo la Cigo di novembre l'aumento è stato del 266,05% per i primi e del 251,58% per i secondi.
La produzione evidenzia una forte battuta d'arresto, ma un'analisi obiettiva del dato non può non rilevare che la Cigo è un provvedimento dal carattere temporale che proprio per questo crea "un'aspettativa di vita", diversamente da quel che accade nel caso della cassa integrazione straordinaria (Cigs), utilizzata per crisi ormai irreversibili. E gli interventi straordinari sono quelli che presentano una dinamica meno preoccupante. In novembre le ore autorizzate si sono fermate a 10 milioni e 927mila, in calo dell'11,47% rispetto allo stesso mese del 2007. Considerando i primi 11 mesi invece sono state 101 milioni e 887mila in crescita del 2,41 per cento.
Meno pesante il quadro dell'edilizia. Le ore autorizzate in novembre sono state 2,5 milioni, in linea con quelle autorizzate nel 2007, mentre la variazione complessiva del periodo gennaio-dicembre si ferma a più 12,72%, ossia 31 milioni e 727mila ore.
In totale nei primi 11 mesi dell'anno sono state autorizzate 192 milioni di ore, un numero che fa mettere un warning, ma non accende il lampeggiante dell'allarme. L'istituto ha vissuto momenti peggiori in cui le ore autorizzate sono state tre o quattro volte superiori rispetto ad oggi. Gli anni 80 sono stati in assoluto i più drammatici: si sono aperti con quasi 500 milioni di ore e si sono chiusi con i quasi 400 del 1989, con un record di 816 milioni di ore nel 1984. Escludendo la crescita pari a oltre il 60% verificatasi tra il 1990 e il 1993, da metà anni '90 c'è stato un calo progressivo interrotto solo nel 2003.
Convertendo le ore in lavoratori la stima complessiva è di 200mila persone in cassa ordinaria e altre 90mila in straordinaria. Questo significa che quasi 300mila lavoratori sono fermi. Come alle acciaierie di Piombino dove la produzione è stata interrotta e i 1.600 lavoratori sono a casa; quest'anno naturalmente il tradizionale albero di Natale sull'altoforno non c'è. O alla Fiat dove da lunedì prossimo al 10 gennaio chiudono tutti gli stabilimenti italiani: 58mila operai rimarranno a casa in cassa integrazione. All'Ilva di Taranto la nuova generazione dei lavoratori entrata al lavoro negli ultimi anni conosce per la prima volta la cassa integrazione. Il distretto delle ceramiche di Sassuolo uno di quelli con il più alto tasso di esportazioni, è entrato in crisi. Così come quello dell'occhialeria di Belluno dove si esportano quasi il 40% degli occhiali. Già, ma negli Stati Uniti, dove adesso pare che di occhiali se ne vendano molti di meno.
Dall'analisi territoriale, emerge un Paese che in novembre è andato avanti a due velocità. Per spiegare il quadro però non ci si può appellare alla solita questione dell'Italia divisa a metà con un Nord trainante e un Sud che va avanti a strascico. Infatti, si contrappongono da un lato la Valle D'Aosta che ha registrato un aumento degli interventi del 641% o la Basilicata che ha messo a segno un più 527%, alla Sicilia dove c'è stato un calo degli interventi del 15,12% o alla Sardegna con un meno 14,32%. Non sorprende il più 103% del Piemonte dove si sono fermati l'auto ma anche l'hi-tech, ma forse un po' stupiti si rimane a leggere che l'Abruzzo è stata la regione più virtuosa con un meno 67,24% degli interventi. Piuttosto è chiaro che in alcune regioni i trattamenti di integrazione sembrano aver fatto la loro comparsa per la prima volta, come fanno pensare certi tassi di aumento a tre cifre e che ad essere più colpite sono quelle dei grandi distretti.
Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si tratta nel complesso di dati abbastanza confortanti. Secondo Sacconi cioè il fatto che la Cassa integrazione straordinaria sia rimasta costante è un elemento «non negativo date le condizioni. Potevamo – ha detto – avere dei numeri peggiori invece per fortuna non è stato così. Ci si preoccupa di più quando cresce la Cassa integrazione straordinaria».

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