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Il sostegno delle Regioni contro la crisi vale 2,5 miliardi

di Gianni Trovati

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19 GENNAIO 2009
Le strategie dei governatori
Anche le Diocesi contro la recessione (di Chiara Bussi)

Almeno 2,5 miliardi di euro per famiglie e imprese, a cui si aggiungono i fondi europei e quelli destinati a confluire nella chiamata alle armi sugli ammortizzatori sociali a declinazione territoriale.
Mentre il Dl anti-crisi sta per completare i suoi passaggi parlamentari e trasformare in legge definitiva la dote da 4,9 miliardi di euro messa sul tavolo dal Governo, prende forma l'intervento delle Regioni, chiamate a fare da moltiplicatore della spinta statale ( peraltro giudicata freddamente dalle imprese).

La cifra, frutto della raccolta di dati condotta dal Sole 24 Ore in tutte le amministrazioni regionali, è assai parziale, perché la fotografia è ancora in movimento e sono tanti gli interventi ancora sul tavolo degli assessorati. Senza contare che in Abruzzo, Trentino Alto Adige e Sardegna gli appuntamenti elettorali appena tenutio in arrivo allungano inevitabilmente il calendario. Il terreno più importante su cui si gioca la partita anti-crisi dei Governatori è quello del sostegno alle imprese, che da solo assorbe il 60-65% dell'impegno finanziario finora messo a bilancio. I puntelli ai sistemi produttivi locali, del resto, sono al centro delle competenze regionali in ma-teria, e sono strategici perché - se efficaci - attenuano le emergenze sugli altri due versanti più a valle, cioè il reinserimento dei disoccupati e gli aiuti alle famiglie in crisi. La parola d'ordine nel rapporto Regioni-imprese suona forte e chiara: credito.

Sull'onda del primo degli allarmi scatenati dalla crisi finanziaria diventata economica, le Regioni si sono concentrate sul sostegno dei confidi e sul rafforzamento delle linee di credito, con un occhio di riguardo alle imprese medie e piccole. Il pregio atteso di questi interventi, poi, è nell'effetto leva, che anche grazie ad accordi con le banche fa da moltiplicatore della dote regionale.
Gli esempi sono molti, dalle Marche (10 milioni di euro dovrebbero riuscire ad attivare investimenti per 200 milioni con l'intervento della Bei e di altre istituzioni finanziarie) all'Emilia Romagna, dove l'accordo con Unioncamere, confidi e banche punta a un mega-plafond da un miliardo di euro.

Il sostegno al credito, naturalmente, non esclude dall'orizzonte gli altri interventi, a partire dai finanziamenti diretti ai settori produttivi.L'unione di queste misure, per esempio, in Lombardia ha dato vita a un'architettura da 355 milioni di euro (finora), in una serie di bandi specifici che indirizzano le risorse ai diversi settori e disciplinano i meccanismi degli interventi. Dal Lazio, invece, arriva un tentativo di risposta ad altre due emergenze in cima all'agenda della congiuntura italiana: le imprese in credito costante nei confronti della Pa, a cui la Regione (anch'essa, dal canto suo, assai lunga nei pagamenti) dedica un fondo da 60 milioni in tre anni, e l'indotto Alitalia, destinatario di un sostegno da 10 milioni. In chiave fiscale, invece, si segnala la Valle d'Aosta, che ha deciso di abbattere al 2,9% l'aliquota dell'Irap, rinunciando a un gettito annuale di 16 milioni.
Non è solo il lato delle imprese, comunque, ad accendere l'attenzione delle Regioni, che si stanno esercitando anche sul terreno degli aiuti diretti alle famiglie in difficoltà e a chi perde il lavoro. Nel primo caso, agli interventi nuovi nati sull'onda del peggioramento del quadro economico si accompagna il nuovo slancio dato a misure già presenti nell'offerta di politiche sociali della Regione. La Sicilia, tra gli altri interventi, indirizza 100 milioni per l'abbattimento dei prestiti destinati dal 2003 alle nuove famiglie, il Piemonte sceglie di puntare anche sulle cooperative sociali, mentre la Lombardia progetta di dedicare 20 milioni alle famiglie numerose. Il Friuli Venezia Giulia, invece, segue il sentiero tracciato dal Governo e, oltre a integrare le risorse per la social card (come anche, tra gli altri, il Molise), ha varato una Carta famiglia regionale. Ricco il budget della Toscana, che ha deciso di puntare 80 milioni sul tavolo degli aiuti ai non autosufficienti e alle famiglie a basso reddito in affitto. Sugli ammortizzatori sociali, invece, le settimane decisive saranno le prossime. Il Dl anti-crisi dirotta al loro indirizzo anche risorse del Fse e la cabina di regia fra Governo e Regioni (prossima riunione dopodomani) è al lavoro per definire le declinazioni territoriali degli interventi: l'obiettivo, tra fondi centrali, europei e locali, punta dritto tra i due e i tre miliardi. La cifra definitiva dipende da quanto si deciderà di " pescare" nel mare del Fse, un bacino potenziale da 8 miliardi (si veda Il Sole 24 Ore del 17 gennaio).

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