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Energia, dai sussidi "Cip6" maxicambiale da 16 mld

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11 febbraio 2009
Il presidente dell'Authority per l'energia, Alessandro Ortis (Imagoeconmica)

Si moltiplicheranno per due o addirittura per tre gli extracosti energetici necessari a finanziare lo sviluppo delle fonti rinnovabili dettato dal patto di Kyoto e dalle politiche ambientali della Ue. E nel frattempo - avverte in un'audizione parlamentare Alessandro Ortis, presidente dell'Authority per l'energia - continueranno a pesare non poco, sui cittadini italiani, gli oneri del controverso meccanismo Cip6, nato nel 1992 per facilitare la costruzione di centrali elettriche da fonti "verdi" ma progressivamente dirottato (ora siamo a oltre l'80% dell'incentivo totale) sugli aiuti a produzioni elettriche che di verde non hanno nulla: dalla combustione degli scarti petroliferi agli inceneritori dei rifiuti.

Altro che progressivo ridimensionamento, promesso dagli ultimi Governi. Nel 2008 - incalza Ortis - il Cip 6 ha pesato sulle bollette degli italiani esattamente come nel 2007, per 2,4 miliardi di euro. Che diventano 3 miliardi se consideriamo il totale degli incentivi alle rinnovabili, con un extracosto del 6% nelle bollette della famiglia tipo. E da qui ai prossimi 12 anni, quando il meccanismo potrebbe effettivamente esaurire i suoi effetti, la nuova "cambiale" Cip6 potrebbe valere, nel complesso, la bellezza di 16 miliardi. Ai quali andranno peraltro sommati gli oneri che derivano dall'estensione del sussidio agli inceneritori disposta nell'ultima legge Finanziaria.

Un persistente salasso, insomma. Solo in parte lecito e comprensibile, insiste Ortis nella sua ennesima critica all'ormai completo snaturamento del Cip6. Un salasso distribuito oltretutto in maniera «iniqua», denuncia il presidente dell'Authority chiedendo il passaggio degli oneri da energie rinnovabili, ora spalmati proporzionalmente sulle bollette, «in tutto o in parte alla fiscalità generale». Questo perché «i consumi di energia elettrica - puntualizza Ortis - non sono proporzionali ai redditi, sia con riferimento alle persone fisiche che alle imprese». «Ne deriva - spiega - che una famiglia a basso reddito ma ad alti consumi (ad esempio una famiglia numerosa) è chiamata a contribuire alla copertura degli oneri dell'incentivazione delle fonti rinnovabili in misura superiore ad un single benestante. Allo stesso modo un'impresa ad alti consumi elettrici ma con modesti utili contribuisce più di un'impresa con utili elevati e bassi consumi». (F.Re.)

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