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Pacchetto Telecom rimandato: la Ue boccia la "dottrina Sarkozy"

di Gianni Rusconi

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6 maggio 2009


Niente di fatto. L'iter procedurale che avrebbe dovuto dare una svolta al quadro regolatorio delle telecomunicazioni nell'ambito dei 27 Paesi dell'Unione Europea a partire dal 2010 torna alla fase di negoziato in sede di Consiglio. L'attesa votazione in programma oggi a Strasburgo ha sconfessato in parte le aspettative della vigilia. Con 407 voti favorevoli, 57 contrari e 171 astensioni, il tanto dibattuto provvedimento contro l'utilizzo delle reti peer-to-peer e il blocco dell'accesso alla Rete per i "pirati" del cyberspazio – una proposta espressione della cosiddetta "Dottrina Sarkozy" – non è stato ratificato e quindi l'intero "pacchetto telecom" torna tecnicamente in Conciliazione. Gli europarlamentari hanno infatti adottato un emendamento (presentato da verdi, sinistra, liberaldemocratici ed euroscettici) ai testi concordati con il Consiglio in seconda lettura in base al quale la cessazione di un collegamento a Internet da parte di un provider può avvenire solo dopo una decisione in questo senso da parte di un tribunale. Il Parlamento Ue, in altri termini, non ha avallato l'ipotesi che il distacco della linea possa essere deciso direttamente dal fornitore del servizio o dall'Autorità di regolazione ma ribadito come tale azione possa essere perseguita solo a seguito di un ordine giudiziario. Gli accordi raggiunti fra gli Stati membri e la Commissione europea nelle scorse settimane anche sul delicato fronte della neutralità della Rete non sono di fatto bastati a garantire il felice epilogo del lungo percorso di gestazione del pacchetto (avviato due anni fa)perché la bocciatura di una tre delle proposte legislative che compongono la riforma (fra cui, per l'appunto, quella della disconnessione degli utenti recidivi nell'uso di siti di "file sharing" illegali) impone il ritorno al tavolo delle trattative per l'intero testo. Che dovrà ora essere vagliato dal Comitato di Conciliazione.
Nel fitto intrecciarsi di valutazioni subito emerse a operazioni di voto concluse, spicca in particolare la bocciatura della proposta avanzata dalla Presidenza di turno francese e di fatto dell'idea promossa dal governo di Sarkozy (per il momento respinta dal parlamento del Paese transalpino) riguardante la possibilità di sospendere il collegamento Internet dell'utente scoperto per più di due volte a scaricare video, musica e altro dal Web protetti da copyright in modo illegale. Sugli altri punti nodali del pacchetto le parti erano invece arrivate a trovare un compromesso nelle scorse settimane. Il quadro normativo prossimo venturo non obbligherà quindi i Service provider a trasformarsi in cyber-cop a tutela del diritto d'autore perché in mancanza di norme applicabili del diritto comunitario spetta alle autorità competenti degli Stati membri (e non ai fornitori di reti o servizi di comunicazioni elettroniche) decidere se il contenuto, le applicazioni e i servizi usufruiti dagli utenti siano o meno legali o dannosi. La separazione funzionale della rete di accesso non costituirà una regola fissa bensì un'eccezione che verrà applicata laddove manchi una vera concorrenza nel mercato dei servizi di telecomunicazione e delle infrastrutture. Seppur ridimensionata nei suoi poteri esecutivi, l'Authority europea per le telecomunicazioni (denominata Bert, Body of European Regulators in Telecommunications) prenderà vita e avrà potere solo consultivo e di coordinamento in un quadro di co-regolamentazione con le Authority nazionali, senza deliberare in materia di sicurezza delle reti. Non sono infine previsti ribaltoni per ciò che concerne tutela della privacy (i siti Web, social network compresi, saranno obbligati, prima di salvare le informazioni personali tramite "cookie", a darne notifica agli utenti), neutralità della rete, trasparenza e aggiornamento dei contratti telefonici (anche in materia di portabilità del numero e dell'utilizzo di servizi Voip sui terminali mobili), l'utilizzo e la riconversione dello spettro radio televisivo per le reti wireless e il WiMax a valle del passaggio da analogico a digitale.
Dalla giornata di oggi emerge quindi che il massimo organismo europeo mette in un angolo il giro di vite contro il p2p e rema in direzione della totale garanzia dei diritti degli utenti. L'approvazione formale delle altre voci componenti il pacchetto è di fatto solo rimandata ma va anche detto che l'imprevista dilazione mette di fatto la palla nelle mani della prossima legislatura, visto che manca giusto un mese alle prossime elezioni europee, in programma il 6 e 7 giugno. Una volta eletti, i nuovi membri del Parlamento e del Consiglio Ue avranno circa otto mesi per raggiungere un altro accordo che dovrà necessariamente passare ancora all'esame dell'Aula di Strasburgo. Nel frattempo, i ministri comunitari in ambito Tlc si incontreranno il prossimo 12 giugno per discutere dell'eventuale approvazione dell'emendamento contestato, ma pensare che il "pacchetto telecom" venga approvato prima dello scioglimento del Parlamento Ue è praticamente un'utopia. Con quali conseguenze sul rafforzamento della concorrenza tra gli operatori telco e l'auspicata ripresa di un mercato fortemente impattato dalla crisi economica non è dato a sapere. L'unica vittoria certa del Commissario europeo Viviane Reding è per ora il taglio delle tariffe applicate dai gestori per le telefonate effettuate e ricevute all'estero e l'utilizzo dei servizi di Sms e traffico dati (invio di e-mail o immagini, navigazione Internet da telefonino o computer portatile) in roaming.

6 maggio 2009
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