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Ue: evitati errori del passato, ma la crisi non è finita

di Antonio Pollio Salimbeni

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29 giugno 2009

Non é allarmistico il messaggio lanciato oggi dalla Commissione europea, ma evita di rincorrere false illusioni. "Il peggio é dietro le spalle ma non dobbiamo pensare che la crisi sia finita". E' questa la sintesi dell'ultimo rapporto trimestrale della Commissione europea sull'eurozona. Bruxelles conferma che ci sono segni di miglioramento ma l'economia "é tuttora in una fase di contrazione". In ogni caso sono stati evitati gli errori del passato, la risposta é stata coordinata.

Senza timore di passare per «gufo» la Commissione europea ha fatto il punto sulle luci e sulle ombre della fase congiunturale. I segni di stabilizzazione dei mercati finanziari sono evitanti (dall'andamento degli spread al miglioramento delle valutazioni del business e dei consumatori, la propensione al rischio più bassa, le migliori condizioni di finanziamento), ma le loro condizioni "restano fragili".
La Commissione europea conferma che la ripresa arriverà l'anno prossimo, ma elenca almeno sei ragioni che indicano prudenza rispetto ai facili ottimismi sull'andamento dell'economia nei mesi che ci separano dalla (possibile) ripresa della crescita di segno positivo (secondo trimestre 2010 secondo le ultime stime di Bruxelles). Eccole così come le ha delineato il dg degli Affari economici della Commissione Ue Marco Buti: l'attività economica resta depressa con il pil nel primo trimestre in contrazione al tasso più veloce da decenni (-2,5%); l'attuale livello di fiducia é tuttora coerente con una contrazione dell'attività; correzioni sostanziali nelle scorte possono condurre a sorprese negative per la crescita; l'aumento della disoccupazione può minare la fiducia e pesare fortemente sulla ripresa; i bilanci delle banche restano fragili; la volatilità dei mercati finanziari a breve termine resta elevata rispetto ai livelli pre-crisi.
Bruxelles ritiene inoltre che le operazioni pubbliche a sostegno delle banche e dei mercati hanno evitato il tracollo finanziario. Recentemente l'emissione di titoli di debito da parte delle banche é tornata ai livelli pre-crisi e il funzionamento dei mercati interbancari é migliorato "anche se il ritorno a condizioni normali, cioé alla situazione precedente la crisi, é stato solo parziale". Va ancora "rimossa" l'incertezza degli investitori sulla qualità dei bilanci delle banche e sulla capacità di "molte banche di assorbire le perdite legate agli asset che possono deteriorarsi a causa del ciclo economico negativo".

La Commissione europea invita opinione pubblica e governi a non illudersi che la ripresa dalla recessione implicherà (automaticamente) che le varie economie si ritroveranno in posizione migliore o nella stessa posizione pre-crisi.
Ciò non solo a causa del maggiore indebitamento (dal 2007 la media eurozona del debito/pil sarà nel 2010 dell'84% con un aumento del 18%, livello destinato ad aumentare negli anni successivi a causa di deficit pubblici più alti). L'indebitamente richiederà "exit strategy robuste" (con un occhio attento all'evoluzione della spesa pensionistica).
La crisi risulterà probabilmente "in una crescita potenziale più bassa nei prossimi anni a causa dell'occupazione più bassa e di più bassi livelli di produttività dovuti al calo o alla stagnazione degli investimenti in ricerca e beni capitali". Tra il 2000 e il 2006 la crescita potenziale media é stata dell'1,8%, nel 2008 é caduta a 1,3%, quest'anno e nel 2010 sarà dello 0,7%- "L'evidenza delle crisi passate indica che le crisi finanziarie tendono ad avere un impatto più profondo e duraturo di altre recessioni dovute ad altri fattori e possono essere seguite da una bassa crescita della produttività". Non solo: il ritorno ai livelli di crescita potenziale precedenti sarebbe più lento. In sostanza questa é l'emergenza del medio-periodo.
Di qui l'indicazione di un nuovo modello di crescita fondato sulla creazione di nuovi posti di lavoro in settori dinamici e avanzati (industrie a basso contenuto di carbone), sul miglioramento della qualificazione della manodopera, sui mercati aperti alla concorrenza.

29 giugno 2009
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