Il nuovo timore degli economisti si chiama deflazione, i prezzi che non salgono ma scendono perché la gente non acquista e l'offerta cerca di inseguire una domanda che rallenta. Una dinamica che potrebbe creare una spirale negativa sui consumi essendo insieme causa ed effetto di questo trend. Beni quotidiani a parte, perché – è la domanda del consumatore – dovrei acquistare oggi quello che domani, tra qualche mese, costerà meno?
La deflazione è stata la "malattia mortale" che per un decennio ha colpito paesi come il Giappone, mandando in tilt la politica monetaria. I dati dell'Istat di giugno sul caro-vita italiano, se ancora si può chiamare così, fanno intravedere alcuni primi segnali in questo senso, con alcune città come Milano (-0,1%), Venezia (-0,1%), Trento (-0,3%) e Aosta (-0,5%), nelle quali si è registrata una diminuzione dei prezzi su base tendenziale, esattamente come in Eurolandia (-0,1%) mentre rispetto a maggio l'unica città in cui i prezzi sono diminuiti è Bologna (-0,2%). Ed è da almeno dieci anni, dal 1999, che il tasso d'inflazione nelle città non scendeva sottozero.
Allora la notizia è che per le famiglie italiane la spesa di tutti i giorni costa più o meno come un anno fa. I prezzi confermano il rallentamento della corsa, segnando solo un +0,5% rispetto a giugno 2008, dal +0,9% di maggio, scendendo ai minimi dal 1968. E non solo: per la spesa di tutti i giorni, l'incremento è ancora più contenuto e pari allo 0,2 per cento.
Per quanto riguarda i settori, forte è la flessione dei trasporti, scesi su base tendenziale del 3,9 per cento. Calano anche i prezzi dei biglietti aerei (-18,9% su anno e -4,6% su mese), mentre aumentano quelli dei treni (rispettivamente +6% e +1,4%). I carburanti mantengono forti flessioni tendenziali (-14% per la benzina e -27% per il gasolio), ma mostrano qualche preoccupante segnale di risveglio su base mensile, con la verde in aumento del 6,4% rispetto a maggio e il diesel a +2,2 per cento. Gli esperti dell'Istat sottolineano infatti la «spinta al rialzo del comparto energetico su mese», che porta la voce trasporti all'insù dello 0,9% su maggio. In calo sono invece le comunicazioni (-0,9%), grazie ai prezzi dei cellulari che segnano uno stop del 7,6% su maggio e del 13,7% su giugno 2008.
Nel carrello della spesa, però, finiscono soprattutto gli alimentari e rispetto a giugno 2008 l'intero comparto è cresciuto dell'1,9% (da +2,4% del mese precedente), mentre su maggio 2009 si è registrata una flessione dello 0,1 per cento. Continua poi il raffreddamento dei prezzi di pane e pasta, protagonisti la scorsa estate di una corsa senza precedenti. Il rincaro della michetta, su base annua, frena di poco, dal +1,1% al +1%, mentre quello della pasta passa dal +4,8% al +2,2 per cento. Sul fronte casa, invece, le spese per l'affitto aumentano del 3,6% su base tendenziale, come anche i trasporti urbani (+2,3% su anno).
Intanto duello a distanza tra Confcommercio e Coldiretti, con la prima che replica così alla seconda: «L'affermazione secondo la quale il 60 per cento del valore generato lungo la filiera viene attribuito al commercio – si legge in una nota di Confcommercio – è del tutto infondata». Infatti, proseguono i commercianti, «la distribuzione sostiene gli oneri per l'elettricità, combustibili, trasporto, imposte indirette e tante altre voci di costo vivo».