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Corre sulla banda larga il futuro del paese

di Daniele Lepido e Antonella Olivieri

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21 ottobre 2009
Corrado Calabrò

Una società ad hoc per la rete ultraveloce, una "struttura portante" capace di dare una spinta propulsiva all'ammodernamento del paese, come lo era stata l'Autostrada del Sole negli anni '60. «È un tema che mi sta a cuore come non mai», confessa in questa intervista il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò. «Da anni mi batto per promuovere la realizzazione delle reti in fibra anche in Italia», ricorda il presidente dell'Authority, perché «nel mondo si investe in fibra e tanto», non solo in Occidente, ma anche nei paesi emergenti, dove ci si collega a velocità di 50 megabit e oltre. «All'estero questa non è ritenuta una scelta avventuristica. Anzi, l'investimento in fibra è considerato a prova di futuro, a maggior ragione nella fase di crisi che attraversiamo. Anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l'ha rilevato, constatando che le imprese collegate con la più alta velocità trasmissiva hanno saputo resistere meglio alla crisi».
Calabrò, che è tornato non più di dieci giorni fa a rilanciare la sua proposta di un consorzio di operatori privati e pubblici, non ha più l'impressione di predicare nel deserto. Anzi, dice, sul tema sembra esserci «una maturazione di convincimenti». Intanto, questa volta «nessuno si è dichiarato contrario». E, rivela Calabrò, c'è chi non solo è disponibile a partecipare, ma è addirittura «impaziente», come la Cassa depositi e prestiti. Mentre un ruolo potrebbero averlo anche le Poste, «che a quanto mi risulta, non si tirerebbero indietro». E, da parte sua, l'Agcom è disponibile a venire incontro agli operatori «con regole elastiche».

Ci spieghi qual è la sua idea.
Il modello di riferimento per la realizzazione delle reti di nuova generazione può essere quello di una società-veicolo che finanzi il progetto. Una volta completato l'allacciamento in fibra i partner manterrebbero piena autonomia nel loro core business. Non c'è dubbio che un ruolo insostituibile spetta al settore privato, dagli operatori di tlc ai fondi, che devono trovare lo stimolo a investire con una visione strategica.

E il settore pubblico?
Nei limiti di un intervento non distorsivo della concorrenza, anche il settore pubblico può investire in ottica di medio-lungo periodo, specialmente nelle cosiddette "zone bianche" a fallimento di mercato. Penso alla Cdp, che ha disponibilità importanti e potrebbe partecipare al capitale della società-veicolo – oltretutto i suoi investimenti non si consolidano nel debito pubblico, come ha ricordato il suo presidente Franco Bassanini – oppure erogare finanziamenti a tasso modico. E poi ci sono le Poste, che raccolgono 300 miliardi di risparmi all'anno e hanno una liquidità enorme.

A suo giudizio, potrebbe esserci spazio anche per enti locali e Regioni?
In città come Stoccolma e Parigi si è iniziato a posare fibra ottica proprio d'intesa con le amministrazioni locali, così come a Milano. Poi c'è l'Emilia-Romagna che dispone già di 2mila chilometri di fibra. Ma il rischio, in assenza di coordinamento, è di fare spezzatino anziché sistema. Non dimentichiamo che l'80% del costo infrastrutturale è costituito dai lavori di scavo.

Dunque l'Authority si candida ad assumere il compito di coordinare le iniziative nella fibra ottica?
Non è un'autocandidatura. Anche la Fcc negli Usa e l'Autorità finlandese giocano un ruolo chiave. E la stessa Commissione Ue ritiene indispensabile un coinvolgimento delle authority. Inoltre è necessaria la creazione di una "cabina di regia" tra Governo e Autorità per pianificare la nuova rete. L'Autorità, da parte sua, può favorire questo grande progetto con una regolamentazione innovativa, che sia pro-concorrenza e al tempo stesso sappia incoraggiare gli investimenti, riconoscendo un premio per il rischio. In questo senso le esperienze di altri Paesi sono utili.

Si riferisce al modello olandese?
In Olanda incumbent e fornitori di rete si sono coalizzati, c'è un patto regolatorio tra chi investe in fibra e i consumatori, il prezzo d'accesso è regolato sulla base del ritorno degli investimenti e non secondo il criterio del costo. Ma, oltre che all'esperienza europea, molto importante è guardare a quanto sta accadendo negli Usa, dove il presidente Obama ha avviato un piano per lo sviluppo del broadband che ha già messo in campo risorse apprezzabili: 7,2 miliardi di dollari per la promozione di infrastrutture a larga banda e servizi digitali; 19 miliardi per l'informatizzazione della rete dei medici e lo sviluppo dell'e-health; 5 miliardi di dollari per fornire alle scuole pc e connessioni a larga banda. In questo contesto un ruolo cruciale è svolto dal regolatore, l'Fcc, sia sul fronte della conoscenza dello stato delle infrastrutture e la diffusione dei servizi a larga banda, sia con riferimento alla definizione di misure regolamentari per favorire lo sviluppo delle reti. Vorrei ricordare che l'Agcom ha già avviato un progetto di ricerca (Isbul) che nei prossimi mesi dovrebbe fornire un importante contributo alla comprensione dello stato dell'arte della larga banda in Italia.

  CONTINUA ...»

21 ottobre 2009
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