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Però gli operatori alternativi denunciano di perdere un nuovo cliente ogni tre a causa dei ko tecnici, per l'impossibilità di connettersi adeguatamente alla rete.
Tutti i numeri fatti non hanno retto alle nostre verifiche. È vero che i ko tecnici continuano, ma non che sono aumentati con Open Access. L'ad di Telecom, Franco Bernabè, ha assicurato piena disponibilità a intervenire per superare questi problemi. Da parte nostra stiamo verificando se, nelle zone dove le linee Adsl sono più sature, c'è effettiva parità di trattamento.
In termini più "politici", Open Access doveva essere anche il dividendo che gli operatori alternativi avrebbero dovuto staccare in cambio dell'aumento del canone sull'ultimo miglio.
Non può essere assolutamente prospettato un do ut des in questi termini. Sono due cose diverse. Un arbitro che compensa non fa bene il suo mestiere e non aiuta il gioco a maturare. Open Access è il sistema di regole che garantisce la parità delle condizioni di accesso. Il canone all'ingrosso è il prezzo di accesso alla rete per gli operatori, che si determina sulla base dei costi sostenuti. È tra i più bassi in Europa. E rimarrà sui livelli attuali sino al maggio 2010.
Ritiene che il comitato di controllo di Open Access, presieduto da Giulio Napolitano, abbia operato bene?
L'organo di controllo è composto da cinque membri, tre nominati dall'Agcom e due di nomina Telecom. È quindi indipendente per definizione. Ed è anche indipendente finanziariamente, essendo dotato di un budget adeguato. Dal suo insediamento, il 9 aprile 2009, il board ha adottato già 19 determinazioni. Il suo operato è trasparente. Sta funzionando, dunque.
L'idea di pubblicare in bolletta il codice necessario per "migrare" verso offerte e servizi più convenienti di altri operatori nel fisso è una conquista per i consumatori. Non crede, però, che l'abbinamento del pin possa rendere più difficile il passaggio?
No, al contrario eliminerà solo il rischio di attivazioni/migrazioni non richieste, con una protezione più efficace contro le frodi. Codice di migrazione e pin, inoltre, saranno tutt'uno, un po' come l'Iban per i conti bancari: sta scritto tutto lì.
Portabilità nel mobile. Il 14 settembre scorso il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell'Agcom contro il Tar del Lazio che faceva intravvedere tempi più lunghi di tre giorni per lo spostamento da un gestore all'altro. Crede davvero che in Italia bastino solo tre giorni?
Dal 2002 a marzo 2009 in Italia più di 20 milioni di utenti hanno cambiato gestore. È un record, ma non possiamo infiacchirci, perché la portabilità assume una valenza strategica al fine di favorire l'ingresso e il consolidamento dei nuovi operatori, anche virtuali. È per questo che, dopo un'attenta istruttoria, siamo intervenuti individuando il limite di tre giorni.
Parliamo di tariffe. Chi fa un uso intensivo del cellulare, con 300 minuti di conversazione al mese, paga in Italia oltre 200 euro, il doppio rispetto alla media Ue. A stilare la classifica è l'Autorità delle tlc finlandese. Dati contestati dagli operatori italiani.
Le tariffe telefoniche in Italia sono scese del 25% in dieci anni. Dinamica unica. Nessun settore è nemmeno lontanamente paragonabile. L'Implementation report della Commissione Ue attesta che i costi della telefonia mobile da noi sono più bassi della media europea. Altri rapporti (Ocse, Ofcom) danno visioni contrastanti. Chiaramente i valori sono condizionati dalle metodologie di calcolo e dalla costruzione del campione, che non sempre sono chiare. Nei confronti relativi agli abbonamenti pesa la tassa di concessione governativa: l'Autorità ha già segnalato al Governo la necessità della sua abolizione. Per quanto riguarda lo studio finlandese, l'analisi sembra non tenere conto delle tariffe pre-pagate, che rappresentano l'85% delle utenze in Italia. Per di più, nell'ambito degli abbonamenti, sono state prese a riferimento solo alcune tariffe campione, non sempre tra le più rappresentative.