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Più start up che cessazioni,
tengono le imprese italiane

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18 ottobre 2009

Nel terzo trimestre del 2009 il bilancio tra aziende nate e chiuse ha mostrato un saldo attivo di 18.174 unità, di poco inferiore al risultato dello scorso anno. Lo rileva Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione condotta da InfoCamere a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Le imprese nate tra luglio e settembre, si legge in una nota, sono state 79.488, mentre quelle che hanno dichiarato la cessazione delle attività sono state 61.314. Il sistema raggiunge così una dimensione pari a 6.095.097 imprese. Il tasso di crescita del periodo (+0,3%) è il risultato di un volume di iscrizioni più basso rispetto allo stesso periodo del 2008 (-995 unità) e ad un volume di cessazioni più alto (1.184 unità). Solo nel terzo trimestre del 2007 il tasso di crescita risultò inferiore (+0,25%).

Il risultato positivo si spiega con l'aumento delle Società di capitale (che fanno registrare un tasso di crescita quasi triplo rispetto a quello medio nazionale); la tenuta in valori assoluti del settore commerciale; la prolungata fase espansiva delle attività di servizio alle imprese (che da sola spiega circa un quarto del saldo trimestrale); l'apporto delle Ditte individuali costituite da immigrati che con il saldo delle loro imprese, pari a 2.640 unità (8.932 le nuove iscritte e 6.084 le cessate nel trimestre), hanno contribuito a determinare il 69,36% del saldo complessivo delle Ditte individuali.

«La sintesi che si può dare di questi dati - ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - è che le imprese italiane stanno resistendo al prolungarsi della crisi mettendo in campo tutte le proprie risorse. È un segnale di tenuta, certamente importante che conferma la qualità e il coraggio dei nostri imprenditori e richiama tutte le istituzioni a fare la loro parte. Non dobbiamo però nasconderci le grandi dfficoltà in cui si trovano tantissime piccole imprese, prima fra tutte quella sul versante del credito che mette a rischio investimenti e posti di lavoro. Il momento della verità arriverà alla fine dell'anno, quando in tanti dovranno decidere se ci sono le condizioni per andare avanti o no».

18 ottobre 2009
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