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Trasporto pubblico: non decollano le liberalizzazioni

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3 novembre 2009

TRASPORTO PUBBLICO: NON DECOLLANO LE LIBERALIZZAZIONI
Il treno della liberalizzazione del trasporto pubblico locale parte dal Piemonte.
Saranno infatti pubblicati nei prossimi giorni i bandi di gara per le prime tratte. In corsa per l'aggiudicazione ci saranno tra gli altri, oltre a Trenitalia, Gtt (Gruppo Torinese Trasporti), Ferrovie Nord, i francesi di Transdev, gli inglesi di Arriva, le ferrovie tedesche e quelle svizzere. La Regione Piemonte non ha firmato il rinnovo del contratto di servizio con Trenitalia, del valore 256 milioni anni, a causa dell'aumennto ritenuto troppo elevato in cambio dei servizi offerti.

Il decreto 135/2009 prevede che il tpl sia gestito «esclusivamente tramite gara o attraverso il conferimento a società miste pubblico-private». Ma c'è tempo fino al 2012 e nel resto d'Italia, nonostante gli amministratori si dicano a favore dei privati, il tpl rimane in mano pubblica. Soprattutto per quel che riguarda il trasporto ferroviario, dove Trenitalia la fa da padrona. E intanto i pendolari delle tratte attorno a Torino, Bologna e Firenze, dove l'alta velocità entrerà a pieno ritmo il 13 dicembre, si lamentano di servizi sempre più scadenti e accusano le Ferrovie di pensare solo ai Frecciarossa.
In Emilia-Romagna l'anno scorso il Consorzio trasporti integrati formato da Trenitalia e da Fer (Ferrovie emiliano-romagnole) si è aggiudicato la gara per la gestione del servizio, con un contratto che per la regione ha comportato un'assegnazione di 98,4 milioni nel 2008, cui se ne aggiungono 5 quest'anno e 9 nel 2010. L'obiettivo è portare i chilometri di percorrenza da 16,7 a 18,1 milioni. La regione ha anche investito 400 milioni, tra risorse proprie, statali e Ue, per rinnovare il parco rotabile. È in fase di negoziazione la regione Umbria, che sta anche tentando di ottenere la fermata dell'alta velocità a Orvieto. Il contratto (174 milioni per i primi tre anni), prevede una quota a carico della regione di 36 milioni all'anno.

Prevede incontri ogni sei mesi con i pendolari, per verificare gli impegni sulla programmazione dei servizi, l'intesa tra Trenitalia e la regione Toscana. Il contratto (il corrispettivo a carico dell'ente per il 2009 sarà di 232,7 milioni) sarà sottoscritto non appena verrà emanato il decreto di assegnazione delle risorse statali aggiuntive, pari – sempre per il 2009 – a 51,9 milioni. Hanno puntato sul rinnovo del materiale rotabile le Marche, che a settembre hanno sottoscritto un intesa con Trenitalia per sei anni (39,7 milioni per il 2009). In Liguria il contratto ha un valore di oltre 92 milioni e prevede il blocco delle tariffe per due anni e l'arrivo di 10 nuovi treni. Nel Lazio l'accordo prevede un contributo regioanle di 210 milioni annui. In fase di negoziazione è invece il Veneto.

«Nemmeno in Africa li vogliono i treni che abbiamo noi». Le parole pronunciate qualche settimana fa dal governatore della regione siciliana Raffaele Lombardo rendono bene idea di quanto sia diventata complessa e spigolosa la partita tra Palazzo d'Orleans e i vertici di Trenitalia per la stipula del contratto di servizio. Sicilia e Calabria sono le uniche due regioni del Sud che sul tema ancora non hanno raggiunto un accordo definitivo, ma mentre la giunta Loiero è arrivata a formalizzare un'intesa di massima, il governo dell'isola si sta producendo in un vero e proprio braccio di ferro. In Puglia il gruppo Fs nello scorso maggio si è impegnato a investire 35 milioni sul rinnovo della flotta mentre la regione, per sostenere il nuovo volume di traffico, eroga circa 60 milioni. In Basilicata, le Ferrovie entro il 2001 investiranno 13 milioni sulla base del contratto stipulato a giugno. La Campania ha sottoscritto un contratto che, a fronte di un programma di servizio di 218,2 milioni, prevede un corrispettivo regionale di 162,6 milioni, 12,6 milioni in più rispetto all'intesa precedente.

LOMBARDIA
CRESCITA RECORD PER IL CONCORDATO PREVENTIVO,
Sono Brescia, Bergamo e Milano i vertici del triangolo lombardo del concordato preventivo. Solo in quest'area, secondo i dati delle cancellerie fallimentari, si contano nei primi dieci mesi dell'anno 110 procedure aperte: un incremento medio del 72% rispetto ai dati dell'intero 2008; e nelle principali cancellerie sono state raccolti 157 casi, con un +62% rispetto al 2008. Un'esplosione del fenomeno legata a molteplici cause: la crisi, il difficile accesso al credito, le conseguenze della recente riforma del codice fallimentare, che ha allargato le maglie delle procedure concorsuali.
I commercialisti e gli addetti ai lavori giudicano il fenomeno fisiologico, e difendono l'impianto della riforma, perfettibile, ma che ha permesso di risolvere molte rigidità eccessive. Al di là dei dati, legati alla contingenza della crisi, alcuni imprenditori denunciano però, in molti casi, un uso improprio della procedura: c'è chi la usa per cessare la produzione, abbattere l'indebitamento, e poi ricominciare tranquillamente l'attività attraverso la creazione di una newco.

  CONTINUA ...»

3 novembre 2009
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