C’è chi, come l’israeliana Anat, ha distrutto, con un gesto, un milione di dollari - la madre, persa la fiducia nelle banche, li conservava in un vecchio materasso finito al macero. C’è chi, come le donne nipponiche, cerca rifugio nel matrimonio o chi, come le americane del DaBA (Dating a Banker Anonymous), il club che riunisce le mogli e le fidanzate dei lavoratori di Wall Street, si trova a discutere, davanti a un drink, di sogni e carriere infranti. Sono alcune delle storie di “Donne sull’orlo della crisi economica”. Così si intitola il libro (edito da Rizzoli) delle giornaliste Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli: un vero e proprio percorso, fatto di esperienze, dati e consigli pratici, attraverso il quale ogni lettrice può imparare a conoscersi (e riconoscersi). Un viaggio sull’orlo di una crisi che ha bruciato milioni di posti di lavoro e ridotto sul lastrico milioni di famiglie: cos’è successo? Di chi è la responsabilità? Verrebbe da dire: la colpa è degli uomini, perché a crollare è stato un edificio costruito soprattutto (certo, non solo) da loro – in America, unendo il pronome maschile “lui” con la parola recessione, hanno coniato il termine “Hecession”.
Ma le donne sono abituate a guardare avanti, a rimboccarsi le maniche e la carta vincente per uscire dalla recessione potrebbe essere proprio il “fattore D”. Le autrici lo dimostrano, numeri alla mano: Bankitalia stima che un incremento dell’1% dell’occupazione femminile porterebbe nel nostro paese a un aumento del Pil dello 0,5%. Detto in altri termini: se l’occupazione rosa raggiungesse, come stabilito dagli obiettivi di Lisbona, una percentuale del 60% entro il 2010 (attualmente le donne tra i 15 e i 64 anni che hanno un impiego sono il 47,2%), il Pil crescerebbe del 6-9%, contrastando il calo del 5-6% stimato per il 2009. Per non parlare, spiegano le autrici, del Pil “ufficioso”, quello derivante dalle attività non retribuite che le donne svolgono in casa e in famiglia: in Italia il lavoro domestico ha un valore stimato oltre 300 miliardi di euro (il che significa il 23% del Pil). E trecento miliardi di euro è la somma che le donne italiane gestiscono nelle spese ogni anno, pari al 59% del totale dei consumi del paese.
Di ostacoli, certo, ce ne sono ancora molti: l’occupazione femminile è caratterizzata da atipicità e precarietà; la retribuzione è inferiore a quella degli uomini; rientrare a lavoro dopo una pausa è spesso difficile. Donne e mamme che ogni giorno si trovano a dover conciliare vita privata e professionale, barcamenandosi tra gli impegni di lavoro e famiglia. Come fare? Innanzitutto, mettendo a fuoco i propri valori, competenze, obiettivi, acquisendo più fiducia in se stesse e riappropriandosi di attività che, spesso, sono state delegate ad altri. Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli forniscono alcuni consigli pratici, qualche “trucco” per scrivere al meglio un curriculum o prepararsi nel modo giusto a un colloquio di lavoro, per lanciare un’idea imprenditoriale o per fare acquisti più consapevoli, per imparare a gestire in prima persona il budget familiare o investire per sé e per i propri figli.
Capitolo dopo capitolo, tra test e regole d’oro, Donne sull’orlo della crisi economica permette alle lettrici di conoscere qualcosa in più di sé, delle proprie ambizioni, delle proprie attitudini e debolezze, per ripartire, con il piede giusto, quale che sia la direzione scelta.