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Fmi: «La tempesta è passata,
ma l'economia è ancora fragile»

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23 novembre 2009
Indice Pmi dell'Eurozona ai massimi da due anni

«La tempesta è passata. Il peggio è stato evitato ma l'economia globale resta molto vulnerabile» soprattutto nei paesi avanzati dove è «ancora dipendente dal sostegno della politica». È l'analisi sull'economia globale del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn, nel suo intervento all'assemblea annuale della Conferation of British Industry. «La crescita economica è in ripresa - prosegue il numero 1 del Fmi - ma ci vorrà del tempo prima che anche l'occupazione la segua. È difficile sostenere che la crisi è passata quando la disoccupazione è ai massimi storici, e continua a salire».

Strauss-Kahn ritiene che, nei fatti, la sostenibilità della ripresa dipenda strettamene dalle decisioni che i governi assumeranno nei prossimi mesi: una delle priorità per gli Stati, al momento, è il risanamento dei conti pubblici, con «gli elevati deficit» che vanno ad aggiungersi alle debolezze dell'economia. Secondo il direttore del Fondo Monetario Internazionale i sistemi bancari delle economie avanzate restano «sottocapitalizzati, appesantiti dall'eredità di asset e prestiti in sofferenza», mentre, dal lato delle famiglie, le deboli posizioni finanziarie e l'elevata disoccupazione si faranno sentire sui consumi ancora per diverso tempo. Per questo motivo, secondo Strauss-Kahn, è ancora troppo presto per attuare le «exit strategy».

Il direttore generale del Fmi sottolinea come la politica si trovi ad affrontare quattro grandi sfide: il ritiro delle misure accomodanti messe in atto per sostenere l'economia in crisi, lo sviluppo di un nuovo modello di crescita, il disegnare e l'attuare riforme nel settore finanziario e adattarsi a gestire i flussi di capitale verso i mercati emergenti. «Il ritmo della ripresa economica varierà a seconda dei paesi, questo significa che anche le exit strategy varieranno. Non c'è modo di evitarlo: ma anche senza una sincronizzazione, i paesi devono cooperare», conclude Strauss-Kahn.

23 novembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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