Guna, leader italiana nelle medicine omeopatiche, potrebbe assumere un centinaio dei 500 dipendenti del centro ricerche Glaxo di Verona, di cui la multinazionale farmaceutica inglese ha annunciato la chiusura. La proposta è emersa durante una riunione straordinaria del consiglio d'amministrazione dell'azienda. Alessandro Pizzoccaro, fondatore e presidente di Guna, che ha sede a Milano e occupa 250 persone, rivolge un invito ai ricercatori in uscita da Glaxo: «Mandateci i vostri curriculum e se qualcuno ha competenze o trascorsi validi nel settore delle medicine non convenzionali valuteremo seriamente per nuove assunzioni. Siamo un'azienda solida, in espansione ininterrotta da 30 anni». Guna, che negli ultimi otto anni è cresciuta in media dell'8% l'anno raggiungendo un giro d'affari di 50 milioni, è pronta a fare la propria parte. Ma a una condizione: il Governo deve modificare subito il quadro legislativo discriminatorio che limita lo sviluppo delle imprese produttrici di medicine complementari e prodotti biologici.
«Vorrei lanciare un appello forte al Governo e al ministro per la Salute – dice Pizzoccaro –. Da ormai tre anni attendiamo invano che l'Italia applichi la nuova direttiva europea sui farmaci, che stabilisce le regole anche per il settore omeopatico. L'Italia rischia una procedura d'infrazione dalla Ue per questo inaccettabile ritardo, e il nostro è l'unico paese in Europa che vanta ancora restrizioni assurde. Non possiamo aprire nuove linee di prodotto, e quindi anche le nostre assunzioni viaggiano al rallentatore».
Pizzoccaro propone uno scambio: il Governo sblocchi il dossier sull'omeopatia, consenta alle aziende del settore di riportare sulle confezioni dei medicinali posologia e indicazioni d'uso, consenta la pubblicità di questi farmaci, semplifichi le procedure di registrazione, «e noi potremo finalmente assumere massicciamente nuove risorse: almeno cento ex dipendenti Glaxo potrebbero trovare in Guna una nuova casa». Assunzioni a carico dell'impresa, non dello Stato.
Pizzoccaro, 61 anni, fonda la società nel 1983, quando l'industria omeopatica è ancora agli albori in Italia. Con lui c'è la moglie, Adriana Carluccio, un passato di ricercatrice all'ex Farmitalia Carlo Erba. Entrambi possiedono il 100% di Guna. Cominciano a vendere alle farmacie i prodotti della tedesca Heel. Nel 1989 aprono lo stabilimento. Da allora è tutto un crescendo.
Oggi Guna ha in catalogo oltre 800 prodotti di sua concezione. Con il colosso francese Boiron, controlla più del 50% del mercato nazionale, che è il terzo in Europa, dopo Francia e Germania, con 300 milioni annui. La società realizza anche una rivista, «La medicina biologica», che distribuisce a più di 20mila medici. La sua strategia commerciale ha fatto leva sin dalle origini sulla formazione. E attraverso Guna editore l'azienda diffonde oggi, a medici e informatori medicoscientifici, ricerche, studi, saggi e documenti. Lo stabilimento di via Palmanova è stato trasformato di recente, con un investimento da 25 milioni, in una fabbrica tecnologicamente all'avanguardia. E con la sua facciata a vetri istoriati è diventato il simbolo di una nuova Milano che lavora, produce e cresce.