Cambiano i tempi e le prospettive. Ma se le parole di Fini erano vere allora, adesso il presidente della Camera vorrebbe fare una sua corrente per distruggere il corpo del Pdl? Comunque sia, Berlusconi non ne vuole sapere: «Se io riconosco la sua minoranza mi ritrovo il Vietnam in Aula, con imboscate continue. Sotto c'è una manovra di palazzo e io non ci sto». Il premier vuole risolvere il problema una volta per tutte. Va salvaguardata la governabilità, perché in caso contrario l'unico sbocco possibile sarebbe il voto anticipato. Posizione condivisa dalla Lega che, nonostante gli inviti a ricomporre i dissidi interni, non esclude affatto l'ipotesi di tornare alle urne qualora la situzione non dovesse chiarirsi in via definitiva.
Il "messaggio" di Berlusconi è arrivato ieri a margine della cerimonia per il 62° anniversario della nascita dello Stato di Israele dove era presente anche Fini. Una breve stretta di mano tra i due, in attesa della riunione che si preannuncia certamente non sotto buoni auspici.
Il premier vuole comunque minimizzare la percezione di resa dei conti tra i due co-fondatori del partito offerta dalla direzione nazionale di oggi del Pdl. Ricordando che la riunione era già stata fissata prima dello scontro con Fini, spiega che sarà solo la «celebrazione della vittoria elettorale, un modo per dire cosa ha fatto di buono fin qui il governo e quanto farà in futuro». Un modo, tra l'altro, per enfatizzare gli aspetti positivi dell'azione di governo e maggioranza e il risultato della tornata amministrativa, di fronte alle "poco comprensibili" fibrillazioni e volontà di rottura del presidente della Camera. Berlusconi, ovviamente, si augura che non si arrivi a una scissione. In ogni caso, assicura «il governo andrebbe avanti comunque».
Saranno 477 i partecipanti alla direzione nazionale del Pdl che si aprirà oggi alle 10 e che si concluderà intorno alle 18 con uno o più voti dei 172 aventi diritto.
Ad aprire i lavori, con un indirizzo di saluto sarà con ogni probabilità il premier, che si sarebbe riservato l'opzione della replica finale. Subito dopo, a prendere la parola saranno i tre coordinatori nazionali, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, aprendo così il dibattito cui parteciperanno in prima battuta i ministri del governo. L'atteso intervento del presidente della Camera è previsto in tarda mattinata.
Ieri, durante l'ennesima riunione a palazzo Grazioli con i tre coordinatori, i capigruppo di Camera e Senato e i vice, con l'esclusione del finiano Italo Bocchino, è stata impostata la linea da tenere oggi. L'idea è di far approvare un documento che contenga un principio che Berlusconi ha più volte ribadito: «Il Pdl è il partito più democratico che c'è, ma quando si arriva a una decisione dove c'è una maggioranza, la minoranza si deve adeguare».
Un principio che va allargato al comportamento in Aula, perché il confronto interno non deve tradursi in divisioni al momento del voto. Disciplina di partito, quindi, soprattutto sul programma. Per il premier, infatti, su tutto si può discutere, ma non sugli impegni presi davanti agli elettori che sono «sacri». Il documento allo studio conterrà anche la conferma delle prossime tappe: ovvero le riforme a cominciare da giustizia, fisco e istituzioni. Berlusconi a questo punto attende Fini. Non sono io ad aver posto dei problemi e dunque non sono io a dover dare risposte. Semmai è lui che dovrà spiegare cosa vuole, io ascolterò e replicherò sulla base di ciò che dirà.
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