La nazionale della ricerca che vuol battere il cancro

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Sabato 24 Aprile 2010
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di Nino Ciravegna
Sessanta milioni di finanziamenti concentrati su cinque progetti d'avanguardia in grado di produrre risultati concreti secondo la regola "dal banco di laboratorio al letto del paziente". Venti istituti coinvolti, 464 ricercatori al lavoro: la nazionale anti-cancro scende in campo grazie ai fondi raccolti dall'Airc con il 5 per mille di oltre 800mila contribuenti italiani. Una nazionale, con netta prevalenza per la ricerca nel campo dell'ematologia (dove l'Italia vanta una solida tradizione), che l'Airc schiera giocando con regole internazionali, spesso ignorate nel nostro paese. Con differenze pesanti. Da noi generalmente i clinici lavorano sui pazienti mentre i ricercatori sono chiusi nei laboratori, con topi e provette: l'Airc ha imposto team integrati con medici, biologi, ricercatori puri e tecnologi.
In Italia spesso ci si arrangia tra amici e baroni, io do un premio a te, tu sostieni i miei progetti: l'Airc ha affidato la selezione a una giuria internazionale con 17 big dell'oncologia Usa e un inglese. Possibilità di arrangement: zero. E quasi sempre i fondi per la ricerca si disperdono in mille rivoli per non scontentare nessuno: l'Airc ha concentrato i 60 milioni del 5 x mille in progetti innovativi, scelti dalla commissione internazionale che ha esaminato 30 proposte preliminari e analizzato 11 progetti dettagliati.
La tradizione vuole che i professori siano costretti a elemosinare anno dopo anno fondi - anche di poche migliaia di euro - che spesso arrivano in forte ritardo. Loro, la nazionale anticancro, potranno contare su cinque anni, Con una verifica approfondita, la site visit (altra anomalia nella ricerca italiana, dove latitano i sistemi di controlli intermedi e finali), dei risultati dopo tre anni.
Ora il programma speciale di oncologia molecolare clinica può partire, i vincitori Federico Caligaris Cappio, Paolo Comoglio, Roberto Foà,Alessandro Massimo Gianni e Alessandro Vannucchi assicurano, pur con un sano realismo: i risultati arriveranno nei tempi previsti dal piano Airc.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A pagina 22
Iscrizioni entro il 7 maggio per il 5 per mille 2010
Ircc - Fondazione del Piemonte per l'oncologia di Candiolo Carcinomi del colon-retto
Paolo Comoglio 65 anni
Progetto: terapie mirate nel cancro metastatico del colon-retto
Team: Istituto per la ricerca e cura del cancro di Candiolo (Torino) e ospedale Niguarda-Ca' Granda di Milano
Ricercatori: 97

Paolo Comoglio dal gennaio 2009 è direttore scientifico dell'Ircc, Fondazione del Piemonte per l'oncologia di Candiolo, Torino. Laureato a Torino, è stato a lungo negli Stati Uniti dove si è specializzato in immunologia. Comoglio ha messo a punto un progetto sull'evoluzione clinica di ricerche iniziate vent'anni fa, che hanno portato alla scoperta di geni che controllano i segnali della "crescita invasiva". «Il nostro vanto - spiega - è l'oncogene Met».
Il progetto è focalizzato sui carcinomi metastatici del colon-retto: «Ci siamo accorti che le cellule tumorali hanno continue e forti mutazioni. Ma l'esperienza ci dimostra che se si colpisce il capofila il resto si affloscia, muore. Ecco, noi dovremo individuare l'alterazione "capobanda" per annientarla con azioni molto mirate».
Con le terapie tradizionali, infatti, si rischia di intervenire su alterazioni "secondarie" con basse possibilità di riuscita perché le cellule diventano, mutazione dopo mutazione, più resistenti. Da qui la necessità di trovare nuove molecole. Con un misurato ottimismo: «I tempi e le informazioni fin qui raccolte - assicura il direttore Ircc - ci permettono di fare il balzo verso la terapia mirata: ragionevolmente riteniamo di poter portare i risultati al paziente nell'arco della durata del progetto».
Il primo passo ora è nella formazione di clinical research assistant che si dovranno dividere tra il laboratorio e il letto del malato: saranno un centinaio (44 medici, 33 biologi e 15 tecnici) articolati in undici gruppi di ricerca, dieci a Candiolo, uno al Niguarda-Ca' Granda di Milano.
Università La Sapienza di Roma Neoplasie linfoidi acute e croniche
Roberto Foà 61 anni
Progetto: gestione clinica mirata guidata dalle caratteristiche genetiche nelle neoplasie
Team: Università di Roma, Perugia, Bologna, Torino, Novara e Istituto superiore della sanità di Roma
Ricercatori: 75

Roberto Foà è il direttore della divisione di ematologia della Sapienza di Roma. Papà di Torino (dove si è laureato), mamma inglese, lunghe esperienze internazionali, Foà ha messo a punto un progetto «fortemente tecnologico» per le neoplasie linfoidi acute e croniche: «Abbiamo coinvolto - spiega - sei team, tra cui l'Istituto superiore di sanità per sequenziare il genoma delle cellule tumorali. La genetica è fondamentale per capire l'evoluzione dei tumori e, al tempo stesso, ci aiuta ad aprire nuovi scenari per diagnosi, prognosi e terapia».
  CONTINUA ...»

Sabato 24 Aprile 2010
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