di Giuseppe Valditara La riforma dell'università approvata in commissione al Senato presenta importanti modifiche rispetto al progetto governativo, pur rispettandone lo spirito originario. È bene sottolineare le linee portanti del disegno di legge anche alla luce degli emendamenti approvati durante un dibattito parlamentare ricco di stimoli.
L'aspetto più innovativo del testo è quello di disegnare un assetto di governo degli atenei che finalmente distingue in modo netto le competenze dei rispettivi organi, favorendo responsabilizzazione delle scelte, minore autoreferenzialità e più rapidità nelle decisioni. Il tutto s'inserisce in un quadro che fa della valutazione delle singole università il pilastro del nuovo sistema.
Oggi cda e senato accademico svolgono funzioni che si sovrappongono, non incidono su alcuni temi decisivi della vita universitaria e rischiano di essere condizionati da istanze corporative. La riforma attribuisce invece al cda importanti compiti in via esclusiva: l'approvazione del piano triennale di sviluppo, la decisione d'istituire nuove sedi o nuovi corsi, l'ultima parola sull'assunzione del personale docente.
Nel testo governativo mancava un altro aspetto importante: la responsabilità dei provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, che fino ad oggi competeva a un organo nazionale di rappresentanza elettiva delle categorie, il Cun. Un emendamento approvato in commissione attribuisce al cda la competenza su tutti i provvedimenti disciplinari.
Il cda sarà composto per circa la metà da soggetti esterni ai ruoli dell'università. Tutti i membri del cda, a parte la rappresentanza studentesca, dovrebbero caratterizzarsi per particolare competenza ed esperienza. Il rettore sarà invece eletto da tutta l'accademia per rappresentare l'unità della istituzione.
Davanti a questo spostamento di competenze in capo al cda, e al rettore, che ne ispira la linea, al senato devono spettare funzioni di stimolo e di controllo, che sono state meglio precisate e rafforzate rispetto a quanto previsto dal testo governativo. È stata fra l'altro introdotta in commissione la possibilità di proporre la sfiducia del rettore, con maggioranza di almeno i 3/4 dei componenti il senato accademico. Si è anche garantito un collegamento fra i dipartimenti e il senato accademico per assicurare un più funzionale ascolto delle istanze didattiche e di ricerca.
Un altro passaggio importante del disegno di legge riguarda lo stato giuridico del personale docente. Riprendendo un emendamento introdotto al Senato nella legge 1/2009, gli scatti stipendiali saranno commisurati ai risultati raggiunti. Un emendamento parlamentare va oltre questa misura e istituisce un fondo per la premialità, al fine di rendere possibili contratti integrativi con cui retribuire maggiormente chi si distingua nella didattica o nella ricerca.
Nel testo del Ddl vi era l'obbligo di un certo numero di ore di ricerca e di studio, le famose 1.500 ore complessive. Negli emendamenti approvati in Senato si rende possibile aumentare l'obbligo didattico (da 350 ore l'anno ad "almeno" 350 ore l'anno), si prevede l'obbligatorietà della certificazione dell'effettivo svolgimento delle ore di didattica, si ritiene invece che la ricerca debba essere valutata sui risultati, non in base al numero di ore dedicate.
Cambia radicalmente il meccanismo attuale di reclutamento. Ci sarà un'abilitazione nazionale e poi un reclutamento locale con valutazione comparativa. Le procedure previste nel Ddl erano eccessivamente burocratiche e prescrittive: sono state semplificate radicalmente valorizzando l'autonomia delle singole università.
Infine il Ddl governativo rende definitiva una norma già contenuta nella riforma Moratti: i ricercatori d'ora in poi saranno solo a contratto. Occorreva peraltro garantire agli attuali ricercatori a tempo indeterminato, che abbiano conseguito l'idoneità ad associato, le stesse opportunità d'assunzione in servizio che la legge riservava invece ai soli, futuri ricercatori a contratto. Ciò è stato fatto con un apposito emendamento che estende anche a loro la chiamata diretta. Ovviamente, per dare concrete opportunità d'assunzione ai giovani, è indispensabile che non venga prorogata la norma che limita, fino al 31 dicembre 2011, l'utilizzo dei fondi derivanti dal turn over.
Il Ddl predispone un quadro normativo organico che dovrebbe favorire il rilancio del nostro sistema universitario. Probabilmente si potrebbe aggiungere un comma ulteriore che consenta di sperimentare non solo forme di governance innovative, ma anche più flessibili modelli d'organizzazione del lavoro del personale docente, consentendo per esempio la modifica dell'impegno didattico in relazione all'assunzione di particolari compiti di ricerca.
Una volta approvata la riforma, il governo dovrà tuttavia tener fede alla promessa di più adeguate risorse: la difficoltà del momento non può penalizzare un settore strategico per il futuro del paese.
Giuseppe Valditara (Pdl) è segretario
della commissione Istruzione al Senato

 

Shopping24