The-Cham-pion-s, the-Cham-pion-s... Le note dell'inno salgono sempre più in alto, i cori ispirati ai componimenti di Händel preparano l'atmosfera, gli sportivi seguono la musica, faticano a cogliere le parole che mescolano inglese, tedesco e francese. Il rito si ripete per tutta la stagione, in un continente che deborda dall'Europa, unendo nel calcio 53 paesi, dalla Norvegia a Cipro, dal Portogallo al Kazakhstan. Al centro del campo, su tutti i campi, sventola il pallone a otto stelle simbolo del torneo. Poi un attimo per dare un occhio alle formazioni e il gioco inizia, alla stessa ora su tutti i prati.

Al Santiago Bernabéu di Madrid il rito arriva questa sera all'ultimo atto, la finalissima: Inter contro Bayern di Monaco. Ai nerazzurri di Massimo Moratti la coppa manca da 45 anni. I bavaresi, con i pronostici contro, l'hanno vinta nel 2001.

Dall'inizio degli anni Novanta quando l'Uefa ha lasciato ai ricordi la vecchia Coppa dei Campioni per lanciare, di fatto, un campionato sovranazionale, la Champions League è diventata un unico grande palcoscenico e una macchina da soldi inarrestabile. Sponsor scelti con cura, cinque in tutto – Heineken, Sony, Mastercard, Unicredit, Ford – che tappezzano gli stadi e si alternano negli spot in televisione. Le squadre migliori, spesso le più "ricche", e i calciatori che fanno sognare e che si fanno campioni proprio sfidandosi per vincere questo trofeo.

La partita di stasera, per la prima volta di sabato, alimenterà un giro d'affari di 351,5 milioni di euro: suddivisi tra entrate dei due club (120 a chi vince, 70 a chi perde); ricadute (immediate per 50 milioni) sulla città che ospita l'incontro; ricadute (soprattutto in futuro di circa 17,5 milioni) sulla città della squadra che vince; giro d'affari generato sull'intera area europea (94 milioni). Vanno considerati 120mila appassionati che si muovono verso Madrid e milioni di persone che guarderanno la tv a casa o al bar. E quindi: biglietti per lo stadio, viaggi, notti in albergo, pasti al ristoranti, consumi al bar, magliette e cappellini con i colori delle squadre, shopping di ogni genere.

Lo spiega Simon Chadwick, esperto di business dello sport dell'Università di Coventry, incaricato da MasterCard di definire l'impatto economico della manifestazione: «Il valore della finale della Champions League di quest'anno – spiega il professor Chadwick – è destinato a infrangere tutti i record precedenti. Bayern Monaco e Inter hanno l'opportunità con la vittoria di guadagnare oltre 120 milioni di euro. È evidente che il calcio sta vivendo un momento di boom, nonostante l'assenza dall'ultima fase della competizione, per la prima volta in cinque anni, di Inghilterra e Spagna. Questa finale è destinata a lasciare il segno in termini di un massiccio impatto economico».

Solo i Mondiali di calcio e le Olimpiadi possono competere con la Champions per capacità di coinvolgere il pubblico e quindi per valore economico. E la Champions c'è ogni anno. Gli scatti di Diego Milito e le finte di Arjen Robben saranno trasmessi alla televisione di oltre 200 paesi con una platea potenziale di quattro miliardi di persone. Quel che più conta, la finale è diventata l'evento più seguito al mondo in diretta televisiva: la finale 2009 tra il Manchester United e il Barcellona è stata vista da 145,2 milioni di spettatori e per la prima volta ha superato il Superbowl del football americano che ha messo assieme un'audience di 106 milioni di persone. Mentre per stasera si prevede un pubblico live di 170 milioni di telespettatori.

«I 351,5 milioni di euro che la finale potrebbe generare sono la riprova della straordinaria passione che i tifosi dimostrano verso l'evento in ogni parte del globo», dice Paul Meulendijk, vicepresidente e responsabile delle sponsorizzazioni di MasterCard in Europa. «MasterCard – aggiunge Meulendijk – è orgogliosa di legare il suo nome dal 1994 alla Champions. Non c'è confusione nelle strategie di comunicazione, nessuna sovrapposizione tra gli sponsor che per questo hanno tutti contratti con l'Uefa di lunga durata».

La Coppa dei Campioni aveva fascino ma, in campo e nel marketing, la sua organizzazione sembrava non funzionare più. Nella Champions le squadre principali giocano di più, almeno nella prima fase non rischiano l'eliminazione diretta. Con la Champions l'Uefa ha accentrato la gestione dei diritti televisivi e delle sponsorizzazioni. Con il risultato che per l'organizzazione, oggi guidata da Michel Platini, i ricavi legati direttamente al torneo sono cresciuti di venti volte in venti anni fino a superare il miliardo di euro a stagione.

luca.veronese@ilsole24ore.com

 

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